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Era d'estate

10/05/2016 11:00

Caterina Bogno

Recensione Film,

Era d'estate

È proprio all’Asinara che, nel corso delle riprese del documentario Pugni chiusi, la regista Fiorella Infascelli viene per la prima a volta a conoscenza dei 128

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È proprio all’Asinara che, nel corso delle riprese del documentario Pugni chiusi, la regista Fiorella Infascelli viene per la prima a volta a conoscenza dei 128 giorni trascorsi da Giovanni Falcone e da Paolo Borsellino sull’isola. È l’estate del 1985: Falcone e Borsellino sono nel pieno dei lavori per la preparazione del maxiprocesso di Palermo che di lì a poco avrebbe inflitto un duro colpo a Cosa Nostra. I Carabinieri dell’Ucciardone intercettano la minaccia di un attentato partito dai vertici di Cosa Nostra per colpire i due magistrati e le loro famiglie. L’ordine di trasferimento è immediato: senza neppure il tempo di fare le valige, il 13 agosto Paolo Borsellino, con la moglie Agnese e i tre figli, e Giovanni Falcone, con Francesca Morvillo, vengono portati sull’isola dell'Asinara dove resteranno per ben quattro mesi.


Presentato allo scorso festival del cinema di Roma, Era d’estate racconta le figure di Falcone e di Borsellino nella loro dimensione intima e privata. Cosa hanno pensato i due magistrati quando, a tre mesi da uno dei più grandi processi del secolo, si sono trovati all’improvviso catapultati in un altro mondo, frustrati dalla lunga attesa delle carte di cui avevano bisogno per lavorare? Fiorella Infascelli racconta la vita delle due famiglie nel corso della loro «vacanza coatta» alla piccola foresteria di Cala d’Oliva: lo spaesamento iniziale, la speranza di ricevere presto quei faldoni di vitale importanza, la frustrazione nei confronti di uno Stato sordo alle loro richieste. Ma anche i rapporti che piano piano si rafforzano nella cornice di questo luogo arcaico, i nuovi equilibri che nascono in un tempo sospeso. I giorni scivolano via schiacciati dal senso di una minaccia incombente, accentuato dalla macchina da presa che spesso e volentieri indugia con insistenza sull'acqua, inquadrata dall'alto come se la sua superficie dovesse da un momento all'altro incrinarsi per far scaturire dagli abissi un pericolo arcano. La fine dell’estate presagisce l’evento tragico di cui Falcone e Borsellino sembrano essere in qualche modo già consapevoli quando, pescando ricci di mare come due vecchi amici, si interrogano sulla vita ma soprattutto sulla morte. Se, da una parte, la scelta di raccontare Falcone e Borsellino da una prospettiva privata si rivela estremamente efficace, dall’altra il rischio di caratterizzazioni scontate è spesso dietro l’angolo: accanto a un Falcone del quale Massimo Popolizio restituisce tutta la tempra si staglia un fin troppo carismatico Borsellino, interpretato dal sempreverde Giuseppe Fiorello. Accanto a Claudia Potenza – una convincente Agnese Borsellino – cerca il proprio spazio Valeria Solarino, alla quale è affidato il compito non sempre facile di restituire complessità al personaggio di Francesca Morvillo, ritratta esclusivamente nella veste di compagna di vita di Falcone, in una dimensione tutta casalinga.



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