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The Homesman

08/08/2016 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

The Homesman

Mary Bee Cuddy, pioniera trentenne di una piccola comunità di frontiera nel Nebraska, vive in completa solitudine ed è considerata a tutti gli effetti una vera

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Mary Bee Cuddy, pioniera trentenne di una piccola comunità di frontiera nel Nebraska, vive in completa solitudine ed è considerata a tutti gli effetti una vera e propria zitella. Quando tre donne del circondario perdono il senno e devono essere condotte in una casa di cura nell'Iowa, Mary si offre volontaria, dopo il rifiuto di tutti gli uomini, per condurle su una diligenza in una casa di cura nell'Iowa. Il viaggio però si prospetta arduo e pericoloso e, durante i preparativi per la partenza, Mary si imbatte casualmente in un vagabondo a cui salva la vita in cambio del giuramento di accompagnare lei e le malate sane e salve a destinazione. L'anziano uomo, che risponde al nome di George Briggs, nonostante il carattere burbero e scontroso farà di tutto per tenere fede alla sua promessa.


Tommy Lee Jones continua il suo percorso dietro la macchina da presa con il terzo titolo filo-western (su quattro film) della sua parallela carriera registica, riservandosi anche in quest'occasione il ruolo di protagonista maschile. Dopo il da noi inedito tv-movie The Good Old Boys (1995) e il contemporaneo Le tre sepolture (2005) il popolare attore opta per uno sguardo più classico al filone con The Homesman, adattamento dell'omonimo romanzo di Glendon Swarthout in concorso per la Palma d'Oro all'edizione 2014 del Festival di Cannes. Classico però soltanto nell'ambientazione in quanto ci troviamo davanti ad un'opera stratificata difficile da ingabbiare in un genere, sorta di intima avventura on the road di frontiera vista da un'ottica femminile e preponderante, per tutta la prima parte di visione, sul personaggio interpretato con ammirevole intensità da Hilary Swank. Con l'azione limitata soltanto ad una manciata di minuti è la carica drammatica e introspettiva a dominare la quasi totalità del minutaggio, con qualche sprazzo di gustosa ironia e una grande attenzione alla componente paesaggistica per un cinema di spazi aperti magnificamente fotografati che fanno da perfetto accompagnamento visivo ad una amara disamina sociale: se si insiste maggiormente sulla tragica e sottomessa condizione delle donne in quel determinato periodo storico, non mancano anche accenni alla differenza tra classi che trovano nella figura borderline di Briggs un vero e proprio elemento di apparente rottura. Indiani, furfanti, impiccagioni ci riportano alla mitologia canonica del vecchio west, ma le atmosfere sempre più crepuscolari ci conducono infine in un aspro e arduo viaggio di possibile redenzione, per altro non privo di un inaspettato colpo di scena a precedere la parte finale. Finale nel quale compare in un piccolo ruolo anche Meryl Streep, solo l'ultima di una lunga lista di camei eccellenti/ruoli più o meno secondari che conta anche i nomi di James Spader, Hailee Steinfeld, Miranda Otto, John Lithgow e William Fichtner.



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