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Ma Loute

25/08/2016 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Ma Loute

Nell'estate del 1910, presso la Baia de La Slack nel Nord della Francia, il corpulento ispettore Machin sta indagando su una serie di misteriose sparizioni di a

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Nell'estate del 1910, presso la Baia de La Slack nel Nord della Francia, il corpulento ispettore Machin sta indagando su una serie di misteriose sparizioni di alcuni turisti. Nella zona è da poco arrivata in vacanza l'aristocratica famiglia Van Peteghem di cui uno degli elementi, la giovane adolescente Billie, finisce per innamorarsi di Ma Loute, un suo coetaneo di estrazione sociale povera che raccoglie cozze insieme al padre e trasporta i villeggianti da un lato all'altro della baia. Ma le differenze di classe che caratterizzano i due nuclei e un inquietante segreto che riguarda la vita del ragazzo rischieranno di mandare tutto all'aria. Mentre nel frattempo il numero di persone scomparse continua ad aumentare.


Alla sua ottava prova dietro la macchina da presa Bruno Dumont realizza una commedia dell'assurdo che, partendo da un impianto di stampo mystery poliziesco, finisce per deflagrare con vigorosa energia in atmosfere tragicomiche che guardano e non poco a un imprinting teatrale. In Ma Loute tutti i personaggi sono rigorosamente ritratti in maniera caricaturale, diventando delle vere e proprie macchiette per le due ore di visione, ricche di un'ilarità leggera (pur non priva di risvolti potenzialmente inquietanti) che si offre al contempo come specchio metaforico di una lotta di classe ben contestualizzabile, con i dovuti accorgimenti, anche alla realtà odierna. Una recitazione senza freni e una caterva di dialoghi raffinatamente idioti guidano in questo lento svelamento della verità (in realtà ben nota al pubblico già dopo i primi minuti), regalando un paio di colpi di scena e chiedendo allo spettatore una costante sospensione dell'incredulità, tra famiglie di cannibali e situazioni pseudo-miracolose che speziano una narrazione già di per sé popolata da figure gustosissime nei loro ricercati eccessi.


Eccessi che risaltano ancora di più per via di un'ambientazione volutamente sospesa, nel quale luogo e tempo hanno un significato più astratto che verosimile, donando un fascino del tutto particolare allo scorrere degli eventi. Gran parte del merito di quest'operazione intelligente mascherata da allegra buffonata lo si deve senza dubbio ad attori in forma smagliante, assai a proprio agio in un tour de force palesemente sopra le righe: da Fabrice Luchini a Juliette Binoche, da Valeria Bruni Tedeschi alla fresca e bella esordiente Raph, il cast ci regala pezzi di straripante bravura, con una menzione d'onore per l'obeso commissario Machin (protagonista delle sequenze più divertenti) interpretato da Didier Despres.


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