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As the Gods Will

29/08/2016 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

As the Gods Will

Un, due, tre, Stella: vuoi giocare con me?

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Shun Takahata è un ordinario studente del liceo, insoddisfatto della propria vita. Una mattina come tante, durante la lezione, la testa del professore esplode venendo sostituita da una bambola Doruma che invita gli studenti a partecipare a una particolare versione di Un, due, tre, Stella, nella quale chi verrà beccato a muoversi perirà di un'orribile morte. Questo è soltanto il primo di una serie di diabolici giochi in cui i sopravvissuti, il cui numero va sempre più riducendosi, saranno costretti a prendere parte per ottenere infine, forse, la salvezza. Shun, in compagnia dell'amica di infanzia Ichika (con la quale vi è anche una platonica attrazione reciproca) e del solitario e scontroso Takeru, anch'essi scampati al massacro iniziale, scoprirà che dietro questa macabra e insensata mattanza potrebbe esservi il volere divino.


Vengono denominati i bambini di Dio gli studenti partecipanti loro malgrado al mefistofelico e impari scontro sovrannaturale che ha luogo in As the Gods Will, adattamento dell'omonimo manga di culto diretto per l'occasione dal sempre prolifico Takashi Miike, ben più che esperto in trasposizioni live-action. Il maestro nipponico ci trascina sin dai primi minuti, con una fase iniziale di rara e gustosa violenza filo splatter, nel puro delirio che dominerà le due ore di visione, un incontenibile concentrato di tipica follia giapponese sospesa tra horror e una verve demenziale e ispirata che si rifà proprio a iconografie e mitologie tipiche del Sol Levante. Ecco così che la narrazione, strutturata su una sorta di livelli da superare uno dopo l'altro, usa come inquietanti villain (resi in maniera piacevolmente caricaturale e con ottimi effetti speciali) figure classiche dell'immaginario nazionale e non come le bambole daruma e kokeshi, il maneki neko (il gatto della fortuna), l'orso bianco Shiro Kuma e la matrioska, mettendole al comando di diverse sfide aventi a che fare con tipici giochi da bambini: da una simil versione di Un, due, tre, Stella al gioco della verità, da quello del gatto col topo fino al nascondino si usano sempre strade diverse affinché la sopravvivenza sia una meta da raggiungere soltanto per i più forti, i predestinati di un nuovo mondo.


Le cause degli eventi rimangono di origine inspiegabile e se per buona parte del tempo i media di tutto il mondo (il fatto infatti ha avuto luogo nelle scuole di ogni dove) sembrano propendere, e noi con loro, per un'origine aliena, il finale aperto apre verso nuove vie; peccato che proprio la conclusione tranci parzialmente i fili della storia, costringendoci ad aspettare un sequel ad oggi non ancora annunciato. A ogni modo il film possiede una sua forza che gli permette di sopravvivere anche a se stante, un istinto viscerale che non lesina in risvolti dall'intenso impatto emotivo, tra tragiche perdite e inaspettati tradimenti, ben sorretti dal giovane e bravo cast che vede nel ruolo principale Sôta Fukushi, già protagonista dello splendido Himizu (2011) di Sion Sono. E con vaghi rimandi a un classico quale Battle Royale (2000) nelle dinamiche interpersonali che legano i destini di alcuni personaggi, ennesimo punto di forza di una trama ricca di colpi di scena al contempo stravaganti e drammatici e, cosa più importante, coinvolgenti.



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