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Il fiume ha sempre ragione

07/09/2016 11:00

Caterina Bogno

Recensione Film,

Il fiume ha sempre ragione

All’epoca dei social network, della velocità e del tutto-e-subito, è con un misto di invidia e di incredulità che ci si accosta a esperienze come quella di Jose

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All’epoca dei social network, della velocità e del tutto-e-subito, è con un misto di invidia e di incredulità che ci si accosta a esperienze come quella di Josef Weiss e di Alberto Casiraghy: grafico, restauratore e fondatore dell’Atelier della Stampa e della Rilegatura d’Arte il primo; aforista, illustratore e fondatore della casa editrice Pulcinoelefante il secondo. Due uomini, due storie e un’unica grande passione per l’antica arte della tipografia: è questo che Silvio Soldini racconta con Il fiume ha sempre ragione, al cinema dall’8 settembre.


Il documentario si muove tra Mendrisio, nel Canton Ticino, e Osnago, in provincia di Lecco, alla scoperta dei laboratori-bottega di questi due personaggi controcorrente, che hanno coraggiosamente deciso di dedicare tutta l’esistenza a un’attività collocata splendidamente fuori dal tempo. Così, spostandoci da una stanza all’altra al seguito della macchina da presa, li osserviamo lavorare tra caotiche pile di libri e antichi macchinari, sereni come due uccelli rari nel loro habitat naturale. Mentre Josef Weiss racconta dell’irresistibile pena che prova quando si imbatte in un libro antico bisognoso di restauro, Alberto Casiraghy si muove agile tra cataste di volumetti, ricordando la storia di ciascuno di essi. E, tra inediti di Allen Ginsberg che gli sono stati dettati direttamente dal grande poeta americano e raccolte di poesie di Alda Merini stampate a mano e poi scambiate con il farmacista come pagamento per le medicine, ci sono storie a volontà. E per tutti i gusti.


Silvio Soldini lascia parlare a ruota libera i suoi protagonisti, mentre l’occhio della macchina da presa indugia a lungo sulle mani all’opera. Sono loro, infatti, le vere protagoniste di questo documentario. È proprio lì, del resto, che nasce il lavoro di questi due artisti del libro: lì dove il cuore e le mani si incontrano. Attraverso le esperienze di Weiss e Casiraghy, Silvio Soldini ci trasmette l’amore per il libro come oggetto unico, per la qualità tipografica e per i materiali. Ma non si ferma qui. Il fiume ha sempre ragione, infatti, è il canto levato dal regista in lode della bellezza, della lentezza, della semplicità. E, così, si parte da un torchio e si arriva a riflettere sul senso dell’esistenza. È per questo motivo che quando vediamo Weiss e Casiraghy pranzare a un tavolino soleggiato sul lungolago di Porto Ceresio verrebbe voglia anche a noi di levare il calice e brindare alla loro.



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