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Deepwater - Inferno sull'Oceano

07/10/2016 11:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

Deepwater - Inferno sull'Oceano

La piattaforma trivellatrice galleggiante Deepwater Horizon, situata al largo della costa della Lousiana, fu protagonista nel 2010 di uno dei più gravi disastri

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La piattaforma trivellatrice galleggiante Deepwater Horizon, situata al largo della costa della Lousiana, fu protagonista nel 2010 di uno dei più gravi disastri ecologici della storia: a causa di una devastante esplosione, centoventisei lavoratori si trovarono nel mezzo di un inferno di fuoco che uccise undici di loro e portò a un enorme sversamento di greggio nell'oceano Atlantico. Il regista Peter Berg focalizza la sua attenzione sul lato umano della vicenda, raccontandoci delle persone che affrontarono il disastro, indagandone le cause e fornendo una ricostruzione che non si preoccupa di apparire spettacolare, pur raggiungendo nei fatti anche questo risultato, e lascia sullo sfondo la consapevolezza delle pesanti conseguenze ambientali di quanto narrato.


Protagonista di questo disaster movie è Mike Williams (Mark Wahlberg) ed è principalmente seguendo lui che ci muoviamo fra le piattaforme e i corridoi dell’installazione, ne comprendiamo l’immensità e fragilità, incrociamo gli altri operai e subiamo le scelte di un management, quello della BP, che sacrifica la sicurezza dei propri dipendenti, e in definitiva le loro vite, sull’altare delle tempistiche da rispettare. Il film ha quasi due anime: una prima parte che sembra quasi documentaristica; uno spaccato sociale della vita di chi lavora su una piattaforma off-shore, persone semplici ma con grandi competenze specifiche, l’orgoglio di fare bene il proprio lavoro e la necessità di garantirsi i livelli di sicurezza necessari a rapportarsi con quella che è in potenza una vera e propria bomba in mezzo al mare. Il contrasto fra i colletti blu e quelli bianchi, i rapporti fra i vari lavoratori sono descritti in modo chiaro, e questo contribuisce a rendere il film qualcosa di diverso da un blockbuster.


Quando il film ha il suo drammatico twist, il passaggio all’azione non inficia la consapevolezza di trovarsi di fronte a un film che ha basi tremendamente reali. Il cast fa il suo, insieme all’occhio della macchina da presa, per riportare in modo fedele lo spiazzamento, il trauma, sia fisico che morale, il senso di impotenza vissuto dall’equipe della piattaforma. In definitiva dunque un'opera quasi di denuncia, più profondo del classico blockbuster ma, forse di conseguenza, meno digeribile e semplice: non si vive l’effetto “Armageddon”, non ci sono eroi patinati, ma uomini comuni, che messi alla prova dal peggiore dei loro incubi trovano la forza ed il coraggio di sopravvivergli.



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