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Rara - Una strana famiglia

13/10/2016 11:00

Eleonora Piazza

Recensione Film,

Rara - Una strana famiglia

La regista cilena Pepa San Martin esordisce con Rara – Una strana famiglia, una vicenda attualissima nell’epoca dei grandi dibattiti sull’omosessualità e sulle

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La regista cilena Pepa San Martin esordisce con Rara – Una strana famiglia, una vicenda attualissima nell’epoca dei grandi dibattiti sull’omosessualità e sulle unioni civili. L’autrice parte da una storia vera, rielaborandola con la collaborazione della regista Alicia Scherson, ottenendo il premio come Miglior Film nella sezione Generation Kplus a Berlino 66 e al Festival di San Sebastian 2016.


Sara ha 13 anni e vive vicino a Santiago del Cile, con la sorella minore Cata, sua madre e la sua compagna. La vita scorre serena fino a quando l’infanzia si trasforma in adolescenza, con l’irrequietezza e i nuovi bisogni che ne derivano. Ragazzi, amicizie, dissidi scolastici si intrecciano con quello che invece accade all’interno del nucleo casalingo: e la crescente intolleranza della ragazzina verso sua madre diviene il fulcro del racconto.


La regia regala uno sguardo quasi documentaristico. Privo di colonna sonora, eccezion fatta per i momenti di musica diegetica – balli scalmanati dentro casa, canzoni stonate dall’ipod - che enfatizzano la spensieratezza familiare. La macchina da presa segue il personaggio costantemente: gli sta addosso tramite lunghi piani sequenza e, quando è fermo, la camera rimane immobile, scrutandolo sempre dal medesimo punto di vista, anche per diversi secondi. Quest’ultima scelta però, abbinata all’assenza di musiche e di suoni ulteriori al parlato, rende il racconto abbastanza statico; anche partendo dal presupposto che la trama non è sostenuta da punti di svolta epocali ma da impercettibili - sebbene molto dense per un occhio attento - variazioni. Pepa San Martin trova il modo di raccontare una verità dal cuore caldo e politicamente impegnato: un’omofobia latente ma costante che continua a intaccare ogni possibile barlume di progresso. E lo fa nella maniera meno astratta e militante possibile, partendo dall’interno di una famiglia e dallo sguardo turbato e intimista di una figlia adolescente. In un Cile che ancora non sa bene da che parte stare e che, un po’ come Sara, sta cercando la sua identità.



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