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Inferno

13/10/2016 10:00

Samantha Ruboni

Recensione Film, film-thriller, dan-brown,

Inferno

Tom Hanks torna nei panni del professor Robert Langton in una nuova storia di Dan Brown.

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Sette anni dopo Angeli e Demoni (2009), Tom Hanks torna nei panni del professor Robert Langton, studioso di simboli dell'Università di Cambridge, protagonista dei più celebri romanzi di Dan Brown. L'ultimo capitolo della trilogia mostra un prof. Langton in un ospedale fiorentino, visivamente provato. Ha strane visioni di una città in fiamme, dove le persone hanno pustole e ferite e il tutto è attraversato da un fiume di sangue. Sono i gironi dell'inferno di Dante. Un carabiniere cerca di rapire il professore, ma la dottoressa Sienna Brooks (Felicity Jones) lo aiuterà a scappare dall'ospedale. Langton non ricorda niente dei giorni precedenti né da cosa sta scappando. Ma un pericolo chiamato Inferno minaccia l'umanità e il professore, con le sue conoscenze, dovrà salvarla.


Inferno risulta da principio l'episodio più criptico della saga di Brown. La trama non è lineare come nei precedenti, ma è generata dai flashback del professore che cerca di ricordare l'accaduto di quarantotto ore prima dai propri sogni. Le sequenze dedicate alle visioni dantesche sono quelle più suggestive, sia per contenuti che per resa. Ma se l'inizio è interessante, non si può dire lo stesso del resto del film. La trama, nonostante si stia parlando di un action-thriller, va via via peggiorando. La storia diventa noiosa e banale, le sequenze d'azione flosce e senza adrenalina. Un continuo inseguimento dei due protagonisti per tutta Italia, senza una vera apertura; il colpo di scena, come nei precedenti capitoli, c'è ma riesce, se possibile, a renderci le idee ancora più confuse. Alcune parti vengono messe in gioco sullo schermo ma mai sviluppate, lasciando quindi dei vuoti non giustificati. Fortunatamente sul finale Inferno riprende ritmo e di azione, recuperando lo spettatore ormai perduto tra intrecci incompiuti e noia. L'epilogo mieloso, inverosimile e non necessario apre un ulteriore spunto non necessario.


Il regista Ron Howard torna a cimentarsi con un bestseller di Brown. All'inizio Inferno sembrerebbe essere qualcosa di nuovo e interessante, sia da parte della regia che della trama. Ma, nonostante il premio Oscar protagonista, queste convinzioni cadono già quindici minuti dopo l'inizio del film. E così anche la regia non è di quelle da segnalare, con inquadrature didattiche e scene d'azione nemmeno tanto sentite. La sceneggiatura segue il romanzo senza grandi cambiamenti. Per lo più ambientato in Italia, a differenza delle precedenti produzioni, nel cast si segnala un piccolo cameo di Fortunato Cerlino, il don Pietro Savastano di Gomorra, nei panni del capo del personale degli Uffizi. Nel complesso, un prodotto mediocre che si unisce ai capitoli precedenti e che, forse, solo i fan di vecchia data della saga apprezzeranno.


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