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The Accountant

25/10/2016 11:00

Riccardo Tanco

Recensione Film, Film Azione, ben affleck,

The Accountant

Ben Affleck nei panni di un personaggio a metà tra il genio asociale e lo spietato killer

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Christian Wolff (Ben Affleck) è un genio matematico che lavora sotto copertura come contabile, offrendo i propri servizi alle organizzazioni criminali più pericolose del mondo. Quando il Ministero del Tesoro inizia a indagare su di lui, Wolff decide di accettare un lavoro legale presso una celebre azienda di robotica dove la contabile Dana Cummings (Anna Kendrick) ha rilevato un grosso ammanco di denaro. E mentre Wolff e Dana e lavorano sui conti della società, qualcuno cerca di ucciderli.


Inserito nel programma della Festa del Cinema di Roma 2016, The Accountant è il settimo film del regista Gavin O'Connor e secondo nel 2016 dopo l'inedito western Jane Got a Gun. Nel cast Ben Affleck, Anna Kendrick, John Lithgow e il Premio Oscar J.K. Simmons. Dopo i discreti risultati nel 2008 con il poliziesco Pride and Glory e il drammatico Warrior del 2011, O'Connor realizza un action thriller che scommette tutto sulle caratteristiche e la psicologia del protagonista: sorta di contabile/genio e abilissimo militare. Affleck prova a convincere e a reggere il film con un personaggio contrastante a metà tra un genio asociale e uno spietato killer.


Se la curiosità per il personaggio pare spingere il film verso sentieri poco usuali, in The Accountant si rivela quasi subito la confusione di toni e sfumature della narrazione che finiscono per mandare il film in un territorio poco chiaro dove si miscela, senza grande lucidità, azione, thriller, dramma familiare e commedia surreale. Un film che vorrebbe essere tantissime cose ma che trasforma il proprio protagonista in una specie di mix poco riuscito tra lo stereotipo del genio matematico e un Rambo nuova generazione con tocchi da giustiziere privato. Colpa soprattutto di una sceneggiatura quanto mai inutilmente confusionaria, che cerca profondità andando a scavare nel passato della vicenda, ma restituisce una scrittura che non sa come inquadrare la storia e cosa raccontare. Così, tra un banale ritratto del lato oscuro insito in ogni persona, un tentativo di mostrare una ricostruzione familiare e una possibile storia di una nuova esistenza, The Accountant rimane in un limbo narrativo e di stile fumoso da cui non esce.



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