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Porno & Libertà

27/10/2016 10:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Porno & Libertà

Carmine Amoroso dirige e scrive un'opera rivoluzionaria, per la tematica e per il modo di fare documentario

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Negli anni Settanta, in un Paese diviso tra la contestazione e il fermo conservatorismo cattolico, sono pochi ma celebri gli uomini e le donne che hanno portato il porno in Italia: una (contro)cultura, non solo popolare; il primo vero linguaggio internazionale di liberazione. Carmine Amoroso si circonda di figure carismatiche, in qualche modo iconiche, per raccontare la storia della pornografia italiana: l'ultima grande rivoluzione sessuale, politica, di costume e - perchè no - anche artistica.


A leggere la trama di Porn to be free (titolo molto più bello dell'italiano Porno & libertà) si immagina un film certamente osè, dalle tematiche difficilmente vendibili al grande pubblico. Ma è persino più di questo: dalla selezione dei personaggi intervistati sino al modo in cui questi vengono presentati; dalle immagini esplicite alla scelta di come proporle. Con inquadrature più o meno caricate di significato simbolico, ogni parte del film di Carmine Amoroso è trasgressiva. «Trasgressiva» nel senso letterale del termine: che va oltre, che ignora qualsiasi tipo di limite dato all'argomento o al genere cinematografico del documentario. E se il percorso narrativo è aperto dai racconti agguerriti di Lasse Braun e dai ricordi – solo apparentemente più pacati - di Riccardo Schicchi, le combattive Giuliana Gamba (prima donna a dirigere un film hard) e Helena Velena dialogano a distanza con Marco Pannella nel tracciare un ritratto politico dell'Italia prima e dopo il porno. Non si parla quindi solo dell'immaginario erotico di ieri e di oggi ma anche del ruolo della donna in questa rivoluzione, dei cambiamenti culturali, della sfida personale e collettiva per rendere il sesso non più un tabù ma una realtà accettata in tutte le sue rappresentazioni, esibizioni e perversioni. La tesi di Porno & libertà sembra riassunta in uno dei più lucidi interventi di Judith Malina (madre del Living Theatre, in una delle sue ultime interviste): possiamo essere animali politici e sessuali insieme, le due cose non sono più in lotta fra loro.


Carmine Amoroso dirige e scrive un'opera rivoluzionaria, ancora più che per la tematica trattata, per il modo di fare documentario. E accompagna il pubblico in una grande chiacchierata fra i personaggi simbolo di quell'epoca, fra gli esperti e i protagonisti. Complice anche il montaggio di Luca Manes e Fabio Nunziata, si concede il lusso di qualche bella idea cinematografica: come l'intervento di Ilona Staller - in arte Cicciolina – che chiude il film. Dopo essere stata evocata, giovanissima e bionda all'apice della sua carriera, l'attrice hard è presentata nel suo salotto, abbigliata come una vera star; cristallizzata nella propria immagine eppure resa così diversa dal passare del tempo. Un'immagine straniante, persino un po' felliniana, resa potente dal suo essere reale.



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