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Il giorno dopo la fine del mondo

07/11/2016 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Il giorno dopo la fine del mondo

Il quarto lungometraggio diretto dal popolare attore Ray Milland

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Harry Baldwin, sua moglie Ann e i figli adolescenti Rick e Karen lasciano la loro casa di Los Angeles per trascorrere un paio di giorni in campagna. Qualche ora dopo la loro partenza la famiglia nota degli strani bagliori in cielo: scesi dalla macchina per controllarne la fonte i Baldwin vedono un grosso fungo atomico sovrastare la città degli angeli. E' soltanto l'inizio di una guerra termonucleare che colpirà diverse città degli Stati Uniti, portando la civiltà sull'orlo del baratro, con un consistente aumento di violenze e saccheggi orditi da gruppi di piccoli teppisti. Harry comprende che per proteggere i suoi cari dovrà giocoforza rispondere con la stessa moneta.


Quarto lungometraggio diretto dal popolare attore Ray Milland, che si riserva anche il ruolo di protagonista, Il giorno dopo la fine del mondo è un'interessante film post-apocalittico che riflette sulle conseguenze di una possibile catastrofe atomica, tema assai sensibile negli Stati Uniti degli anni '60. Per certi versi antesignana di molti titoli futuri, la sceneggiatura ci trascina nei novanta minuti di visione nel personale inferno vissuto dai protagonisti, proponendo almeno inizialmente un approccio più rozzo e sanamente di genere rispetto alla maggior parte delle allora produzioni contemporanee, con il capofamiglia che si trova costretto a rispondere alla violenza con la violenza, regalando pure una gustosissima sequenza di vendetta personale che si rifà in parte agli stilemi del cinema western; peccato che questa posizione così coraggiosamente netta venga parzialmente rimessa poi in discussione optando per risvolti più politically correct. Niente che vada comunque ad inficiare il progressivo crescendo di tensione che ha luogo col procedere degli eventi, con la seconda parte in cui i nostri si trovano a vivere in forzata solitudine all'interno di una caverna fuori città. Se a tratti gli sviluppi, soprattutto nella prima mezzora, possono sembrare frettolosi e non sempre plausibili, va dato atto al Milland regista di aver saputo costruire un'atmosfera opprimente e convincente, pervasa da qualche sprazzo di sottile e amaro sarcasmo e da sporadiche sortite action che ben si amalgamano alla drammaticità del contesto.


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