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Aquarius

14/11/2016 12:00

Riccardo Tanco

Recensione Film,

Aquarius

Il secondo film del regista brasiliano Kleber Mendonça Filho

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Clara (Sonia Braga) è un critico musicale in pensione che abita a Recife, in Brasile, in un vecchio palazzo degli anni '40 chiamato Aquarius. Quando una compagnia immobiliare propone a Clara di acquistare la propria casa per costruire nuovi edifici di lusso, la donna declina l'offerta, non volendo abbandonare la casa di una vita. Al rifiuto, però, la compagnia inizia una dura battaglia psicologica a cui Clara non si tira indietro pur di difendere i propri diritti.


Presentato in anteprima in concorso al 69° Festival di Cannes, Aquarius è il secondo film del regista brasiliano Kleber Mendonça Filho, dopo l'inedito Neighboring Sounds del 2012. Uscito in patria durante la crisi causata dall'impeachment dell'ex presidente Dilma Rousseff, il film è stato oggetto di polemiche e controversie a causa della sua natura politica e per la decisione da parte degli realizzatori di schierarsi a favore di Rousseff. Così Aquarius è stato escluso dalla selezione come rappresentante brasiliano all'Oscar per miglior film straniero.


Ma oltre alla valenza cronachistica e d'attualità che il film può aver provocato, Mendonça Filho realizza un dramedy che inizia da un passato a tinte malinconiche e che riesce a trasferirsi nell'oggi con una notevole abilità di regia con un semplice ma efficace movimento di macchina, mantiene un'atmosfera sospesa e velatamente dimessa nei toni. Perché nel racconto della lotta della protagonista Clara (interpretata con grande intensità da Sonia Braga) per difendere la propria abitazione da una compagnia immobiliare senza scrupoli, c'è un discorso pregnante sull'importanza della memoria e soprattutto sull'essenzialità del proteggere i ricordi che compongono un'esistenza. E Aquarius riesce con buona forza narrativa a legare questo concetto a uno scorrere della vita che ha sì la malinconia del tempo che passa, ma non alla nostalgia degli attimi perduti.


Mendonça Filho cerca una spinta propositiva e non obbligatoriamente triste, dove l'esistenza preserva un'identità (di vita, di cultura) contro chi invece tale retaggio vorrebbe appiattirlo, in un contrasto tra conservazione delle proprie radici sentimentali e storiche e la volontà altrui di distruggerle. E allora in Aquarius l'aspetto che meno colpisce e interessa pare proprio essere il l'elemento più meramente politico, cioè il racconto un po' troppo ovvio e schematico di una storia di libertà e resistenza di una donna sola contro tutti, che però ha dalla sua un approccio registico dall'effetto straniante che usa con modo le ellissi e le storture dell'immagine e sfrutta in maniera ottima spazi e luoghi. E riesce meglio, rispetto a un più accattivante ma banale racconto di rivalsa sociale.



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