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La leggenda di Bob Wind

17/11/2016 12:00

Eleonora Piazza

Recensione Film,

La leggenda di Bob Wind

Dario Baldi porta al cinema la figura iconica di Roberto Cimetta

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Saprebbe darmi qualche notizia su Roberto Cimetta e in che modo ha influenzato il teatro sperimentale degli anni 70? Con queste domande, la giornalista/detective Anna (Lavinia Longhi) introduce al pubblico la figura dell’artista, dell’uomo geniale, testardo e inafferrabile che ha ispirato Dario Migianu Baldi, autore e regista de La leggenda di Bob Wind. Perché leggenda? Per la sua natura intrinseca, per aver smosso le masse dal torpore accademico, creato connessioni tra persone e supportato un’idea comunitaria di teatro. Pur restando una figura sconosciuta ai più, offuscata e dunque quasi mitica.


Anni 70. Roberto Cimetta (Corrado Fortuna) è geniale, goffo, entusiasta, carismatico e in grado di coinvolgere tutti quanti. Così ha l’intuizione: portare sul palcoscenico la gente comune e, viceversa, portare il teatro nelle piazze. Attraversa l’Italia e riesce a organizzare spettacoli "popolari" per poi infine approdare in Portogallo e diventare direttore del Festival Internazionale di Lisbona. Roberto diffonde il suo amore e la passione per la vita a tutte le persone che incontra sul suo cammino. Ha molte amanti e una compagna che, se in un primo momento gli ha dato tutto il suo sostegno, ora è stanca di capirlo. Bob Wind è l’idolo di suo figlio, Tommaso, e nonostante non sia un genitore presente, riesce a trasmettergli la sua arte e la sua curiosità verso il mondo, per la sfumatura e per tutto ciò che non è immediatamente decifrabile. Del resto non c’è nulla meno decifrabile della vita stessa. A rimettere insieme i tasselli della vita di quest'uomo inafferrabile è Anna, investigatrice privata che, anni dopo, è ancora sulle sue tracce.


Su due linee temporali si intreccia la storia di Cimetta e la vicenda di Anna, personaggio inventato che costituisce un arricchimento narrativo (a opera del regista e degli sceneggiatori Alberto Nucci Angeli e Elena Casaccia) che ha permesso di creare un punto di vista inedito sull’artista. Ambientato tra i comuni marchigiani e il Trentino, il film ha la possibilità di mostrare paesaggi di rado visti sullo schermo: borghi brulicanti di vita e panorami verdi e pacifici che illuminano un’Italia poco proposta dalle pellicole cinematografiche. La regia segue le storie dei due, Roberto e Anna, tra passato e presente, tramite movimenti di macchina che attraversando le stanze degli edifici, attraversano anche le epoche stesse. Vite che si intersecano, si allontanano e si avvicinano fino a sfiorarsi per raggiungere poi la sublimazione in un finale denso di poesia, volto a ricordarci che esiste un’altra forma di amore e di rispetto per l’altro, non convenzionale e non immediatamente limpida. Un viaggio senza cintura nella vita di un personaggio che in ciò che diceva e faceva ci ha creduto davvero.



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