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La stoffa dei sogni

23/11/2016 12:00

Vincenzo Trapanese

Recensione Film,

La stoffa dei sogni

Una storia che si ispira a Eduardo De Filippo e William Shakespeare.

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C’è una nave, nel mare in tempesta, sbalzata violentemente sulle coste di un’isola/carcere della Sardegna. Porta con sé alcuni camorristi destinati alla detenzione e una compagnia teatrale, caricata clandestinamente sul battello. Sopravvissuti al naufragio, i criminali decidono di mischiarsi con la compagnia per nascondere la loro vera identità alle guardie del carcere. Ci penserà il comandante dell’isola penitenziaria a scovare i cattivi, mettendoli alla prova: lo strano gruppo dovrà mettere in scena una rappresentazione teatrale. E quale opera più adatta della Tempesta di Shakespeare per stanare i falsi attori?


Un film di Gianfranco Cabiddu, con la sceneggiatura firmata da Ugo Chiti e Salvatore de Mola, per una storia che si ispira al riadattamento in napoletano di Eduardo De Filippo della Tempesta di William Shakespeare. Cabiddu, che ebbe l’onore di partecipare alla registrazione originale, in cui il maestro Eduardo interpretava tutti i ruoli maschili, decide coraggiosamente di dare nuova linfa a un testo così potente trasportandolo sull’isola dell’Asinara in Sardegna. Una storia ricca di personaggi affascinanti: come Calipano, pastore sardo, ultimo figlio della sua terra occupata per rinchiudere gente dietro le mura; o Miranda (Gaia Bellugi), la figlia del comandante delle prigione (Ennio Fantastichini), che appena può scappa per nuotare in un mare di una bellezza sconvolgente. Un cast di attori fantastici come Sergio Rubini nei panni di Campese, il capo della compagnia teatrale che interpreta Eduardo magistralmente o Don Vincenzo (Renato Carpentieri), il boss che sull’isola cerca di espiare i suoi peccati. La struttura narrativa è molto fluida: sin dall’inizio si è rapiti da questa avventura e il film non annoia mai. Nonostante si parli di teatro classico, Cabiddu riesce a dare una nuova vita e creare anche nel cinema la magia del palcoscenico. La fotografia ci regala scorci magnifici della bellissima isola sarda, senza troppi tecnicismi ma con inquadrature larghe che fanno esplodere la natura che circonda i protagonisti e dare quel senso di dominio che ha su di loro.


Citando una delle battute di Ennio Fantastichini: “Sull’isola un’ora può diventare un giorno”, ecco questo film ci lascia incantati dall’inizio alla fine senza accorgerci del tempo che è passato. Quest’isola è ben più che una cornice della storia, gli scorci di natura selvaggia, la natura arida e quel mare della Sardegna incantano e fanno riflettere sul tema della solitudine dell’uomo e su come esso può ritrovare la sua umanità solo in un posto circondato dal mare. Già il maestro del neorealismo Roberto Rossellini trattò questa tematica nel suo capolavoro Stromboli - Terra di Dio (1950) e di certo non fa brutta figura il regista Cabiddu che ci regala un'opera bellissima che omaggia Shakespeare e De Filippo, due immortali anime del teatro che convivono nel luogo perfetto.



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