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Agnus Dei

01/12/2016 11:00

Eleonora Piazza

Recensione Film,

Agnus Dei

L'urlo di denuncia di Anne Fontaine verso la violenza sulle donne

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Agnus Dei, presentato al Sundance Film Festival 2016, è l’ultimo lungometraggio della regista francese Anne Fontaine: un elegante e meditativo urlo di denuncia verso la violenza sulle donne, in particolare verso una violenza taciuta per anni dalla Chiesa. Ispirato a un fatto realmente accaduto nel 1945 in Polonia, l’intreccio narrativo si snoda attorno a un convento di Varsavia che fu preso d’assalto dai soldati sovietici, i quali violentarono e uccisero molte delle suore che risiedevano lì. Ovviamente alcune di loro rimasero incinte e ad aiutarle intervenne Madeleine Pauliac, medico di 27 anni, membro della croce rossa francese.


Spinta propulsiva per la realizzazione del film è la necessità da parte dell’autrice di raccontare questa incredibile storia, indagando il delicato rapporto tra fede e sessualità; le difficoltà con cui una gravidanza possa essere vissuta da un membro di una comunità religiosa. Il drammatico avvenimento, rimasto sepolto per molto tempo e ancora oggi poco noto, ha spinto la regista a entrare in contatto personalmente con questo tipo di realtà - partecipando a diversi ritiri presso numerose comunità religiose - per realizzare un prodotto filmico credibile, votato ai sentimenti. Rifiuto, sgomento, vergogna e silenzio sono le reazioni iniziali che travolgono queste donne che, spaventate, sentono gravare su di loro il peso del peccato e che, negando l’accaduto, operano su se stesse un’ulteriore violenza. Lou de Laâge, che in questo film ottiene per la prima volta il ruolo di un personaggio adulto, interpreta Mathilde - Madeleine nella storia reale - giovane e coraggiosa dottoressa che viene chiamata ad assistere una della sorelle per un parto difficile. Mathilde, una volta scoperto l’accaduto, viene rifiutata dalla comunità e dalla Madre Badessa (interpretata da Agata Kulesza, attrice nota soprattutto per la sua interpretazione in Ida di Pawel Pawlikowski) la quale, segretamente affetta da sifilide, opporrà una strenua resistenza al medico e a ciò che rappresenta, con conseguenze nei confronti dell’intero convento.


La determinazione di Mathilde è il motore dell’intera pellicola: la forza che questa giovane donna di scienza trova nell’aiutare e comprendere un mondo così distante dal suo la rende un’eroina moderna. Indipendente, schietta e spontanea riesce a entrare in empatia con le suore scoprendo diverse coscienze e individualità. A discapito di un pensiero automatico che porterebbe il pubblico a fare di tutta l’erba un fascio, ognuna di loro ha una reazione diversa alla gravidanza, poiché molte di loro vengono chiaramente travolte dall'essere donne, ancor prima dell’essere suore. C'è chi rinnega la nascita del proprio bambino e chi ne rimane entusiasta; chi, grazie a questo, scopre un’altra via da percorrere. Anche Suor Maria (Agata Buzek) costituisce a suo modo un personaggio rivoluzionario che prenderà in mano la situazione, al fianco di Mathilde, instaurando con lei un rapporto affascinante e confidenziale: nonostante le due siano personaggi diametralmente opposti, anche Maria si fa motore di una «trasgressione intelligente» che porterà il conflitto a una risoluzione.


L’intero film è percorso da una forte tensione drammatica, ben equilibrata, sostenuta dalla scelte di una colonna sonora non tradizionale che prevede oltre ai canti religiosi anche Rossini, Handel e brani del compositore contemporaneo Max Richter: la musica, discreta, lascia spazio ai respiri e alle pause, senza pretendere di puntualizzare ogni sguardo o battuta. La regia tende dunque a voler descrivere accuratamente la lentezza, la pace e i riti della comunità, ma riesce al tempo stesso a mantenere un ritmo incalzante e dinamico, alternando con cura la tragedia alla distensione, l’amore alla crudeltà, le urgenze, i conflitti e gli inseguimenti a silenzi e distese di neve. Agnus Dei prende in prestito un involucro d’epoca, dalla fotografia tenue ai volti puliti, per rivelarsi film di attualità, denuncia e riflessione che esplora la precarietà della fede, spessissimo messa a dura prova dal maschilismo e dalle violenze che tutt’ora ai giorni nostri avvengono all’interno delle stesse istituzioni ecclesiastiche e che vengono puntualmente offuscate e dimenticate.


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