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Il mago di Oz (1939), la recensione: un classico amato dai registi più visionari del cinema

13/12/2016 12:00

Aurora Tamigio

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Il mago di Oz (1939), la recensione: un classico amato dai registi più visionari del cinema

Un classico, amato da tutti i più grandi visionari del cinema

Come per arrivare nella Città di Smeraldo, anche per guardare Il Mago di Oz nel 2016 ci vogliono cervello, cuore e coraggio. Non solo lo Spaventapasseri, ma anche lo spettatore che si accosta a questo classico del 1939 — che nella carriera del regista Victor Fleming precede niente di meno che il film dei film, Via col Vento — ha bisogno di usare la testa.

 

Quella che oggi ci sembra una favola coloratissima e un po' freak, settantasette anni fa era già un colossal di dimensioni imponenti; una produzione gigantesca che ha sperimentato nel campo della tecnica cinematografica, degli effetti speciali, della musica e della recitazione.

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Due Premi Oscar, il riconoscimento Unesco e parecchie posizioni nelle classifiche AFI dei 100 film del secolo.

Serve cervello ma, come insegnano l'Uomo di Latta e il Leone, servono anche cuore e coraggio: perchè da un tornado come quello che scaraventa Dorothy a Oz ci siamo passati un po' tutti; e tutti, infine, siamo stati felici di tornare a casa.

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Il Mago di Oz è il film protagonista del decimo episodio di Le Parti Noiose Tagliate, il podcast di Silenzioinsala.com che racconta storie di cinema. Per ascoltarlo clicca qui sotto, oppure cerca LPNT sulle principali piattaforme (incluso Spotify).​

Anche quando la regia passa a Fleming — regista notoriamente machista — il centro della storia resta Dorothy. Grazie a lei i sui compagni di viaggio ottengono ciò che desiderano e grazie a lei può realizzarsi la grande celebrazione dei temi americani della casa («There's no place like home»), della terra, della "posizione sociale".

 

Come Via col vento, anche Il Mago di Oz è la storia di un ritorno a casa e un one woman's film a tutti gli effetti.

Come in Via col vento, anche ne Il Mago di Oz Victor Fleming è preceduto alla regia da George Cukor (Piccole donne, Il diavolo è femmina): ancora prima che in Rossella O'Hara, Cukor trova in Dorothy un'affascinante protagonista. Una bambina intrepida, che vive un viaggio eccitante e pericoloso in compagnia di tre maschi imperfetti.

Ma soprattutto è una pellicola onirica, lisergica, a tratti inquietante. Dorothy è una novella Alice, le cui allucinazioni però sono molto più reali e incarnano tutti i suoi incubi maggiori: perdere la casa, allontanarsi dalla famiglia e dagli amici, dover difendere il suo amato cane da una strega crudele.

 

E, a pensarci bene, alla povera Dorothy ne succedono di tutti i colori: prima una catastrofe naturale, poi svariati omicidi; inoltre viene drogata, rapita e ingannata. Per non parlare delle morti atroci delle streghe. Forse per questo Il Mago di Oz è amato da tutti i più grandi visionari del cinema, da Tim Burton a David Lynch, che in Cuore Selvaggio vi dedica il suo più appassionato omaggio.

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Genere: avventura, fantasy, musical

Titolo originale: The Wizard of Oz

Paese, anno: USA, 1939

Regia: Victor Fleming

Sceneggiatura: Edgar Allan Woolf, Florence Ryerson, Noel Langley

Fotografia: Harold Rosson

Montaggio: Blanche Sewell

Interpreti: Amelia Batchelor, Bert Lahr, Billie Burke, Billy Bletcher, Buster Brodie, Candy Candido, Charles Becker, Charley Grapewin, Clara Blandick, Dorothy Barrett, Frank Morgan, Jack Haley, Judy Garland, Lorraine Bridges, Margaret Hamilton, Pat Walshe, Ray Bolger, Terry, The Singer Midgets, Tyler Brooke

Colonna sonora: E.Y. Harburg, Harold Arlen

Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer (MGM)

Distribuzione: Cineteca di Bologna

Durata: 102'


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