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Shut In

21/12/2016 11:00

Samantha Ruboni

Recensione Film,

Shut In

Mary Portman (Naomi Watts), psicologa infantile, vive e lavora in una casa in mezzo al nulla...

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Mary Portman (Naomi Watts), psicologa infantile, vive e lavora in una casa in mezzo al nulla. Rimasta vedova dopo un incidente, porta a casa con sé Steven, il figlio di suo marito, costretto sulla sedia a rotelle. Ma Mary, che deve dividersi tra bambini psicologicamente disturbati e il figliastro, dopo la misteriosa scomparsa di uno dei suoi pazienti, comincia a essere perseguitata da strani eventi nel cuore della notte.


Thriller psicologico da salto sulla sedia, Shut in vuole solleticare nello spettatore tutte le paure che porta la notte, con i suoi misteriosi rumori e fruscii. La protagonista Mary Portman ha caso molto particolare tra le mani, un bambino sordo che si comporta in modo strano e violento: nessuno vuole avere a che fare con lui, ma lei vede del buono. Finchè, in una notte fredda, il piccolo sparirà di nuovo e per Mary inizia una persecuzione di rumori e apparizioni. Concentrato tutto sulla tematica dell'abbandono e della ricerca di attenzione, Shut in guarda all'horror psicologico ma non rinuncia alla fascinazione del protagonista bambino. La cinematografia mondiale è piena di questi riferimenti, basti pensare alle gemelline di Shining (1980), a Samara di The Ring (2002) – film in cui era presente la stessa Naomi Watts – o al bimbo di Omen il Presagio (1976 - 2006). Tutti film in cui i piccoli, che dovrebbero rappresentare la purezza, diventano invece il crogiolo del male. Il Tom di Shut in appare fin da subito come una presenza quasi demoniaca, con sguardo torvo e senza la capacità di parlare. Il suo arrivo in casa di Mary porta "spiriti" e presenze inquietanti; oltre a vocine infantili che la cinematografia horror ci ha fatto ormai percepire come presagio del male. Ma nonostante tutta la nostra attenzione venga posta su di lui, colui che muove i fili del brivido è qualcun altro, di cui nessuno sospetterebbe. La ricerca di novità è visibile, ma non viene ben sviluppata: se la prima parte del film promette bene, con suspance e sequenze horror bilanciate, la seconda parte ci mostra il vero omicida, in una spirale macabra ed edipica che non entusiasma lo spettatore ma, anzi, lo lascia deluso.


Farren Balckburn, regista televisivo britannico, sfoggia uno stile molto minimal che si lega elegantemente nella pellicola. La sceneggiatura è affidata a Christina Hodson, che si è ispirata per il soggetto del film agli strani rumori che sentiva di notte nel suo monolocale di New York. La storia funziona fino all'incipit, di certo dotato di originalità, ma non regala l'emozione aspettata. Il premio Oscar Naomi Watts, affronta il personaggio in maniera eccellente, riuscendo a rendere benissimo la paura e l'ansia. Charlie Heaton, il paraplegico Stephen, offre un'interpretazione molto ben studiata e, anche quando la verità verrà a galla, resta credibile.


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