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Autobahn - Fuori controllo

28/03/2017 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Autobahn - Fuori controllo

Autobahn - Fuori controllo, corri fino all'ultimo respiro.

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Casey Stin, americano che vive a Colonia, si guadagna da vivere lavorando come corriere della droga per conto del boss Geran; quando conosce nella discoteca di proprietà del gangster la connazionale Juliette decide però di abbandonare il mondo del crimine. Non molto tempo dopo alla ragazza viene diagnosticata una grave patologia renale per cui l'unica soluzione risiede in un costosissimo trapianto, costringendo Casey a partecipare ad un ultimo colpo per Geran. Questa volta l'obiettivo preso di mira è un grosso carico appartenente al ricco magnate dalla doppia vita Hagen e non tutto andrà come preventivato...


Un film veloce che, proprio per via del suo impostato ritmo, entra da un orecchio ed esce dall'altro a fine visione. Un rapido e innocuo esercizio di genere che non offre sorprese di sorta. Autobahn - Fuori controllo parte spedito fin dall'accelerata rappresentazione della love-story iniziale per poi giocare tutte le sue carte filmiche su un azione esasperata ed al fulmicotone dominata da rocamboleschi inseguimenti automobilistici. Proprio quest'elemento regala le sequenze più avvicnenti dei novanta minuti di visione, con fughe spericolate in autostrada o nei vicoli di una piccola cittadina tedesca, a piedi o su quattro ruote che siano. Uno script esagitato e senza fronzoli che non si premura di curare le psicologie dei personaggi, macchiette bidimensionali inserite in una narrazione in cui l'inverosimiglianza la fa da padrone, con risvolti forzati e al limite dell'assurdo atti a far proseguire il più lungo possibile lo svolgersi degli eventi. Il regista Eran Creevy, anche co-autore della sceneggiatura, ha un certo stile nell'impatto ludico dell'operazione con un discreto e adrenalinico senso dello spettacolo ma la tensione viene meno proprio per via di uno script telefonato che, come è facilmente intuibile, non scamperà al più classico e banale dei lieto fine. Dialoghi sciatti, caratterizzazioni approssimative (con Ben Kingsley impegnato nell'ennesimo ruolo scult di una carriera sempre più discendente) e gli immancabili "colpi di scena" dell'ultima parte penalizzano ulteriormente una pellicola che pur guardando al cinema action degli anni '70 e '80 non ne possiede né la spesso dissacrante autoironia né la solida genuinità dei capostipiti.



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