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Un re allo sbando

08/02/2017 12:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Un re allo sbando

Una divertente commedia racconta folle viaggio di Nicolas III, spaurito re del Belgio

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Il re del Belgio, Nicolas III (Peter Van den Begin), è un uomo solo che vive intrappolato nel protocollo e i suoi meccanismi. Non riuscendo a esprimere pienamente se stesso e si affida alle direttive di Ludovic Moreau (Bruno Georis), diplomatico di successo oltre che Maestro del protocollo del Palazzo reale, e all'addetta stampa Louise Vancraeyenest (Lucie Debay) che ne cura l’immagine pubblica. La routine reale verrà stravolta nel momento in cui, per una circostanza spiacevole, il sovrano e i suoi impiegati restano intrappolati a Istanbul durante una visita istituzionale. Dovranno assolutamente trovare il modo di tornare in Belgio, per evitare il collasso del regno. Rimasto solo, Sua Maestà dovrà affidarsi all’estro di un video reporter (Peter Van der Houwen) e alla caparbietà del suo fido cameriere Carlos De Vos (Titus de Voogdt).


Jessica Woodworth e Peter Brosens firmano la loro quarta opera cinematografica, una commedia ambientata in Belgio. Un re allo sbando è una commedia satirica e, come la stessa regista ha dichiarato, non è facile ambientare un film comico in una nazione celebre per il cinema drammatico: la Woodworth ha sottolineato le difficoltà (ripagate dal consenso ottenuto in occasione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia) legate alla realizzazione e alla produzione. L’idea è nata nel 2011, a ridosso della crisi di governo belga che ha visto il popolo sprovvisto di una guida istituzionale per ben 589 giorni. Cosa succede a un sovrano quando perde stabilità? Non solo in senso esclusivamente politico, ma anche quando non può effettivamente esercitare il proprio potere. Ecco quindi la parabola discendente di Nicolas III: un re incastrato a Istanbul per colpa di un vulcano islandese che erutta, mentre il suo paese è allo sbando. Per mantenere il potere e gli equilibri, dovrà smettere di seguire pedissequamente ogni regola dettata dalle etichette e usare l’inventiva (che non ha). Ecco allora che il road movie diventa l’essenza della commedia. Si attraversano, infatti, molti paesi europei: Belgio, Olanda, Bulgaria. Durante questo itinerario della discordia, ogni personaggio scenderà a patti con il proprio essere, facendo emergere la sua vera natura. Tanti paradossi restituiscono un ritratto cosmopolita del Vecchio Continente fatto di abitudini e filosofie di vita; anche se lo smarrito sovrano protagonista del film forse è la più riuscita metafora della crisi della Comunità Europea. E la satira resta una buona cura per uscire dall’empasse sociale che attanaglia il Belgio e gli altri paese europei.


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