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The Ring 3

24/03/2017 12:00

Riccardo Tanco

Recensione Film, Film Horror, the ring,

The Ring 3

Terzo capitolo della serie horror The Ring

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La giovane Julia (Matilda Lutz) si mette alla ricerca del fidanzato Holt (Alex Roe), scomparso da giorni dopo essere partito per il college. La ragazza scoprirà che Holt è stato coinvolto in un esperimento guidato dal professor Gabriel Brown (Johnny Galecki), per scoprire i misteri celati dietro a una videocassetta che porta alla morte dopo sette giorni dalla sua visione. E sul risveglio di uno spirito di una ragazza morta anni prima, chiamata Samara Morgan.


Quindici anni dopo il primo capitolo della saga diretto da Gore Verbinski (remake dell'originale del 1998 di Hideo Nakata) e a dodici da The Ring 2 del 2005 firmato dallo stesso Nakata, torna il terzo episodio della serie horror. Questa volta la regia è affidata allo spagnolo {a href=http://www.silenzioinsala.com/personaggi/?i=65542}F. Javier Gutiérrez{/a} al suo primo film girato in lingua inglese. Ambientato tredici anni dopo il secondo capitolo, The Ring 3 è un fantasy horror dalle atmosfere cupe, che riporta in auge gli stilemi noti della serie come la celebre videocassetta mortale e il personaggio cult di Samara Morgan. Ma la messa in scena svogliata e il cast per nulla convinto, rendono l'operazione dietro questo The Ring 3 ampiamente fuori tempo massimo. Il regista e la scrittura non riescono a restituire una visione nuova e contemporanea a una serie che non ha ormai molto più da dire. E se il tono e la forma da film televisivo affossano fin da subito le scarse ambizioni dell'opera, The Ring 3 sembra restare in sospeso tra la volontà citazionista di fronte ai propri precedenti e uno stile anonimo. Soprattutto il modo di concepire l'horror sembra rimasto fermo a un'idea di cinema sorpassata. Non c'è originalità e anche la tensione viene a mancare: privo di sequenze da - reale - spavento, il film scivola nel territorio del thriller malriuscito e azzera la propria componente orrorifica.


Tralasciando l'inconsistenza dei personaggi (peccato, perchè nel cast è coinvolto anche un attore di nome come Vincent D'Onofrio), si fatica davvero a percepire il senso di questo ennesimo episodio: un'operazione cinematografica stantia in termini di genere e di racconto, dove la pessima sceneggiatura si limita alla narrazione di una lotta contro il Male, e che non si salva neanche con l'accenno all'oggi e alla visione multipla, tra filmati visti e rivisti, computer e e-mail virali.



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