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Power Rangers

05/04/2017 10:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

Power Rangers

Go Go Power Rangers!

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Power Rangers è un titolo che pressoché chiunque riconoscerà, essendo una serie per ragazzi creata da Haim Saban e Shuki Levy, che accompagna dal 1993 generazioni di bambini e adolescenti nei pomeriggi all’insegna dell’intrattenimento televisivo. 24 anni dopo l’esordio televisivo, i 5 Rangers debuttano al cinema in un film diretto da Dean Israelite, che recupera dal serial i pochi pregi e tutti i difetti, concretizzandosi in un trash movie che non manca di risultare a tratti anche divertente.


Jason (Dacre Montgomery), Kimberly (Naomi Scott), Billy (RJ Cyler), Trini (Becky G.) e Zack (Ludi Lin) sono 5 adolescenti molto diversi tra loro, ma accomunati da difficoltà personali e considerati soggetti con prospettive molto limitate. La passione di Billy per le ricerche nella miniera in cui lavorava il padre li porta a scoprire delle monete che li dotano di poteri straordinari, l’origine dei quali gli viene ben presto spiegata da un alieno di nome Zordon (Brian Creston) e dal suo automa Alpha 5. Il possesso delle monete li qualifica come Power Rangers, identificati dai colori rosso, rosa, blu, giallo e nero. I Power Rangers sono difensori della pace, la loro storia si perde nella notte dei tempi e la missione che vede coinvolti i nostri protagonisti sarà quella di difendere la Terra da Rita Repulsa (Elizabeth Banks), Ranger decaduta che intende privare il pianeta del cristallo che gli dà vita.


Il film segue in modo piuttosto fedele il racconto della prima stagione del serial TV, recuperandone come anticipato anche le modalità espressive che lo hanno reso famoso: una recitazione esagerata, situazioni di vita quotidiana esasperata dalle caratteristiche stereotipate dei protagonisti, antagonisti pericolosissimi quanto poco intelligenti e una sana dose di coreografica azione. Il tutto condito da buoni sentimenti e da una spolverata di maggiore politically correct rispetto al passato, cosicché i 5 ranger rappresentano diverse etnie come nel serial originale, ma in modo meno discriminatorio (stavolta il Black Ranger non è il ragazzo di colore e lo Yellow Ranger non è di origine asiatica), inoltre il Red Ranger, ex stella del football, ha un tutore ad una gamba, mentre il Blue Ranger è un ragazzo dichiaratamente nello spettro dell’autismo. L’attenzione alle problematiche sociali e familiari dei personaggi riprende l’impostazione teen del prodotto originale e, seppur certo non approfondendo gli argomenti, rappresenta una ricca carrellata di tutti quei piccoli grandi problemi che un ragazzo si trova ad affrontare, dal rapporto con i genitori al bullismo. Ad aver giovato maggiormente dell’adattamento sono probabilmente gli Zord, i mezzi meccanici dalle fattezze di animali preistorici che i Rangers pilotano nelle loro avventure, decisamente più spettacolari di come non apparissero in tv. Dalla loro fusione nasce poi il Mega Zord, un robottone antropomorfo al quale la cura cinematografica ha tolto l’aspetto giocattoloso originario, donandogli un aspetto cool, al pari di quello delle nuove tute dei protagonisti. Singolare in tal senso risulta il fatto che tali implementazioni visive siano nel complesso poco sfruttate, venendo limitate alla parte finale di un film molto più concentrato sui ragazzi nel loro stato normale e sulla costruzione del rapporto che li lega. Semplicistico ed enfatico come solo la serie d’origine sapeva essere, Power Rangers è una celebrazione trash di un mito anni ’90, che a tanti non dirà nulla, ma che probabilmente i fan più sfegatati troveranno divertente e citazionista.



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