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The Most Beautiful Day - Il giorno più bello

22/03/2017 12:00

Agnese Comelli

Recensione Film,

The Most Beautiful Day - Il giorno più bello

Cosa fareste, voi, se foste certi di morire tra qualche settimana?

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Cosa fareste, voi, se foste certi di morire tra qualche settimana? Se l’è chiesto anche Florian David Fitz, classe 1974, sceneggiatore, regista e attore di The Most Beautiful Day - Il giorno più bello, in uscita il 30 marzo nelle sale italiane. Andi (Matthias Schweighöfer) e Benno (Florian David Fitz) sono due malati terminali. Il primo soffre di fibrosi polmonare e, perpetuamente attaccato alla sua dose di ossigeno, vive rassegnato i suoi ultimi giorni in una routinaria vita ospedaliera. Al secondo viene diagnosticato un cancro letale che gli causa improvvisi svenimenti. Sarà proprio quest’ultimo a spronare il compagno di stanza a un’ultima pazza avventura, in cui aver l’occasione di vivere, finalmente, il giorno più bello, prima della fine di tutto. Ce la faranno? Il finale ha molti risvolti, ma prima i paesaggi di un Sudafrica mozzafiato, così distante dalla Germania delle scene iniziali, ci accompagnerà in un percorso che non risparmia alcune intrusioni nella vita passata dei protagonisti.


Si può definire questo roadmovie un film ibrido, una “commedia triste” dove la morte è affrontata con naturalezza, alla stregua di ogni evento della vita, senza lacrime ma con molte battute volte alla risata. Andi è un anacronistico ipocondriaco, Benno è concentrato a sistemare questioni irrisolte della propria storia: i due non si assomigliano per nulla ma diventano amici, complici di una di quelle situazioni estreme che creano legami indissolubili in tempi brevissimi. Ricorrono tanti topoi cinematografici: il viaggio come strumento per ritrovare sé stessi; l’esigenza di porre rimedio a questioni insolute prima della morte presunta e imminente; la vita di città, sacrificata in ospedale, contrapposta a quella libera in territori incontaminati. A tal proposito, la fotografia di Bernhard Jasper restituisce con maestria tutta la bellezza del Sudafrica.


Il possibile limite di questa leggerezza è quello di far perdere di vista il senso stesso del film, privandolo di una profondità che poteva essere necessaria per maggiori credibilità e pathos. Il rapporto con la morte imminente è poco problematizzato, accettato con una facilità che all’inizio ci sconcerta ma a cui, infine, ci si assuefà: i protagonisti si muovono in coppia e singolarmente per la maggior parte della storia, viene accennato ogni tanto il delicato rapporto con familiari e persone vicine, ma senza entrare troppo nel merito e privando il film di sfaccettature e dimensioni pertinenti. Il risultato è un punto di vista un po’ egocentrico e, in alcuni punti, sconvenientemente irreale. Se lo scopo è quello di far ridere The Most Beautiful Day - Il giorno più bello ci riesce a tratti, escogitando scene esilaranti (ci sarà spazio anche per una di sesso) che a volte sconfinano nel caricaturale (i due protagonisti rischieranno fisicamente la vita aggrappati a una gru, per esempio). Il lavoro di Florian David Fitz è, dal punto di vista del genere, un esperimento originale e composito che corre però il rischio di apparire disorganico, confuso, senza un timone preciso, frutto di uno sviluppo un po’ casuale che, imponendosi di trattare tutto (la vita, l’amore, la morte), finisce per restituire allo spettatore un’idea frammentaria e poco incisiva. Restano tuttavia degne di nota, oltre la già citata fotografia, le musiche da road trip curate da Egon Riedel e Siggi Mueller e le capacità attoriali dei due protagonisti, mai eccessivi e sorprendentemente abili nel mantenere un equilibrio interpretativo che non sfocia mai né nel patetico né nel drammatico, con una sorta di “rispetto” per la tematica che però, rischia la superficialità.



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