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Autopsy

07/03/2017 12:00

Riccardo Tanco

Recensione Film,

Autopsy

L'horror thriller diretto dal regista di Troll Hunter

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A seguito di una strage avvenuta all'interno di una casa, viene ritrovato il cadavere di una ragazza non identificata, denominata Jane Doe (Olwen Kelly). Il corpo viene quindo portato presso l'obitorio del Dottor Tommy Tilden (Brian Cox), coroner e medico legale, per scoprirne la causa della morte. Mentre Tilden e il figlio Austin (Emile Hirsch) iniziano l'autopsia sul cadavere, all'interno della struttura cominciano a verificarsi strani avvenimenti.


Presentato in anteprima mondiale al Toronto Film Festival nel 2016 passando per varie rassegne internazionali, e uscito nelle sale americane a dicembre dello scorso anno, Autopsy è il terzo lungometraggio del regista norvegese André Øvredal, dopo i precedenti Future Murder del 2000 e Troll Hunter del 2010. Il primo film girato in lingua inglese. Dopo aver affrontato il fantasy nell'opera precedente, con Autopsy André Øvredal realizza un thriller horror che punta sulle atmosfere algide e inquietanti, optando per una messa in scena che privilegia l'unità di luogo. Interamente girato nello spazio dell'obitorio dove si muovono i personaggi interpretati da Brian Cox e Emile Hirsch, nella prima parte di Autopsy sembra prevalere la componente da giallo/thriller, dove il mistero viene interamente concentrato attorno all'ambiguo cadavere dell'ignota Jane Doe. Da questo elemento, André Øvredal potrebbe imbastire un interessante e non banale discorso sull'importanza del vedere, sull'analisi di un corpo letteralmente da scrutare e ricostruire.


Ma forse per il poco coraggio o più semplicemente per mancanza di vere idee, tutto il buono del soggetto resta in potenza: sì perché Autopsy si lascia andare a una sceneggiatura dall'incedere incerto e dalle svolte prevedibili. Abbandona qualunque sentimento di tensione e spavento a favore di trovate a effetto poco riuscite, accompagnate da un tappeto sonoro calcato e fastidioso e da un cast poco convinto. Ecco allora l'ennesimo thriller soprannaturale, che annaspa nei più noti cliché e non dice molto, se non una riflessione tiratissima e per nulla nuova - soprattutto per l'horror contemporaneo - sull'impossibilità di sconfiggere il Male e le sue conseguenze.



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