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The Great Wall

25/02/2017 12:00

Riccardo Tanco

Recensione Film,

The Great Wall

Zhang Yimou dirige Matt Damon in un'avventura lungo la Grande Muraglia

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Cina, XI secolo. William (Matt Damon) e Pero Tovar (Pedro Pascal) sono due mercenari europei in cerca di un rifornimento di polvere da sparo. Arrivati ai confini del mondo, i due uomini si ritrovano nei pressi della Grande Muraglia Cinese, ultima difesa contro antiche e spietate creature.


Uscito a dicembre nelle sale cinesi, dove ha ottenuto ottimi risultati al box office, The Great Wall è il ventesimo film del regista cinese Zhang Yimou, due anni dopo il precedente Lettere da uno sconosciuto. Per il regista di Lanterne Rosse si tratta del primo film in lingua inglese, con un cast internazionale (Matt Damon, la star di Narcos Pedro Pascal, Willem Dafoe, Andy Lau) e un budget da record: 150 milioni di dollari, il film più costoso girato in Cina. The Great Wall è un colossal epico, che prende la via di un action fantasy d'avventura altamente spettacolare. Zhang Yimou costruisce un'opera visivamente imponente e dal grande impatto visivo, scegliendo una regia che annulla la leggerezza e restituisce nella messa in scena la magnificenza dei miti cinesi. Ma anche se la componente da colossal sembra quasi provenire per toni e atmosfere da un certo cinema hollywoodiano anni '90, The Great Wall evita qualsiasi commistione tra Storia occidentale e mitologia orientale e sfugge alla tentazione di uno "stile ibrido" che mischi cinema internazionale e filosofia cinese.


The Great Wall appare quasi tracotante nel mostrare la propria ampiezza visiva; tuttavia il film di Zhang Yimou non si traduce in un ritorno allo spettacolo grandeur vecchio stile, ma finisce piuttosto per assomigliare a un esperimento cinematografico un po' fuori tempo. L'immediatezza della scrittura non impedisce alla sceneggiatura di cadere in soluzioni prevedibili e didascaliche: la storia di The Great Wall scorre anonima tra eroismi, antichi ideali e le avventure di due eroi protagonisti alla ricerca del proprio posto nel mondo.


E quando Zhang Yimou abbassa le pretese e cerca di nobilitare il genere spettacolare puro, di The Great Wall rimane poco anche a livello emotivo. Non aiuta nemmeno il "colossale" 3D che, a guardare bene, non era poi così necessario.



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