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Manifesto

04/10/2017 11:00

Miriam Gregorio

Recensione Film,

Manifesto

L’arte richiede verità, non sincerità

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«Art requires truth not sincerity»: l’arte richiede verità, non sincerità. Seguono a tutto schermo nomi di alcuni dei più grandi autori, artisti e pensatori del XX secolo. Marx e Engels, Sol Lewitt, Jim Jarmush, Lars Von Trier, Filippo Tommaso Marinetti, Claes Oldenburg e tanti altri. Già dall’incipit Manifesto conquista chiunque provi un minimo affetto per il mondo dell’arte. Julian Rosefeldt, artista e regista tedesco, crea un’opera ibrida, fruibile sia come video-installazione (composta da tredici proiezioni) sia come lungometraggio. Il suo Manifesto arriva finalmente in Italia al Milano Film Festival, con una proiezione speciale fuori concorso: sarà distribuito nei cinema a partire dal 23 ottobre, grazie a I Wonder Pictures.


Tredici personaggi, calati in tredici contesti diversi (decisamente contemporanei), tutti interpretati da Cate Blanchett. Ognuno di loro legge, dichiara o recita manifesti o porzioni di manifesti del XX secolo, appartenenti a singoli performer, danzatori, artisti, architetti; o a movimenti politici, artistici, letterari come i Futuristi, Fluxus, i Dadaisti, Dogma 95. Sono tutte dichiarazioni che in un modo o nell’altro affrontano il tema di quale sia il ruolo dell’arte nella società, nel mondo. Riflessioni e domande poste il secolo scorso, ancora oggi validissime. Forse più valide oggi che allora. La versione cinematografica è godibilissima: Manifesto offre nella sua messa in scena degli spunti addirittura comici (ad esempio, l’insegnante delle elementari che spiega agli alunni che “Niente è originale” e che illustra le regole del Dogma; o la vedova che al funerale legge il manifesto Dada); ha un’estetica curata, pulita e bilanciata (non c’è mai l’uso della macchina a mano). Finta quando deve sembrare finta, realistica quando è necessario. Il tutto è accompagnato dall’interpretazione camaleontica di una sola donna. Risulta però difficile seguire a pieno il testo (o i testi): dotati di una forte impronta filosofica, andrebbero ascoltati con calma in modo che si depositino nel retro della mente. Da questo punto di vista, forse, la fruizione video-installativa è più adatta allo spettatore che vuole approfondire. Manifesto non è un film, è una ricerca dell’arte nella vita (o il contrario?). Una riflessione sull’arte contemporanea attraverso le dichiarazioni e i pensieri dei maggiori artisti del XX Secolo.


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