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Planetarium

26/04/2017 11:00

Riccardo Tanco

Recensione Film,

Planetarium

Film spiazzante e debole

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Anni '30. Laura (Natalie Portman) e Kate Barlow (Lily-Rose Depp) sono due sorelle medium che si trasferiscono in Francia per esibirsi nei propri spettacoli. Affascinato dalla loro capacità di comunicare con i non viventi, il produttore cinematografico Andre Korben (Emmanuel Salinger) convince le due sorelle a prendere parte a un ambizioso film sui fantasmi. Ma dietro l'interesse di Korben, si nasconde qualcosa di più misterioso.


Presentato in anteprima alla 73° Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Fuori Concorso e passato anche per il Toronto Film Festival, Planetarium è il terzo film della regista francese Rebecca Zlotowski, dopo gli inediti Belle Epine nel 2010 e Grand Central nel 2013, entrambi presentati nelle sezioni collaterali del Festival di Cannes. Ambientato in Francia nella fine degli anni'30, Planetarium nelle sue primissime battute cerca di dimostrarsi un oggetto curioso e indefinito, dove la regista prova a unire il dramma in costume a un misterioso fantasy d'epoca. Se potenzialmente il sentimento di un film spiazzante e poco catalogabile renda Planetarium un'opera che potrebbe intrigare, purtroppo il film diretto dalla Zlotowski dimostra tutta la sua debolezza, perdendosi in molteplici strade narrative diverse senza trovare una giusta identità di racconto.


Ben presto la flebile sceneggiatura scritta dalla stessa Rebecca Zlotowski con Robin Campillo si ingarbuglia e va ad aumentare la confusione di un film che non sa dove andare, tra tentativi thriller, mystery senza atmosfere e un mediocre dramma storico. Non può molto neanche l'interessante coppia di protagoniste: Natalie Portman recita col pilota automatico e Lily-Rose Depp si svela ancora acerba. Si fatica anche a decifrare cosa il film voglia svelare, con continui e schizofrenici cambi di registro e di tono: accenna una parabola amara sul prezzo del successo, tenta un omaggio al mondo della finzione e dell'arte e chiude con l'incontrollato (e non riuscito) melodramma. E se anche l'impianto visivo e la messa in scena non brillano per acutezza, la sensazione prevalente un senso di straniamento. In Planetarium regna l'indecisione. In questo caso il pastiche di generi e situazioni non porta a nulla, se non alla confusione.



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