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In viaggio con Jacqueline

13/03/2017 11:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

In viaggio con Jacqueline

Il road movie di Fatah e della sua Jacqueline

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Fatah (Fatsah Bouyahmed) è un agricoltore algerino che vive in un piccolo villaggio e ha un sogno: partecipare al Salone dell’Agricoltura di Parigi con la sua adorata mucca Jacqueline. Finalmente, la sua perseveranza nel richiedere un pass agli organizzatori ha esito positivo e Fatah riceve un invito ufficiale. Il paese intero organizza una colletta per consentirgli di raggiungere Marsiglia con Jacqueline. Da lì, inizia un vero e proprio road movie in cui seguiamo i due protagonisti nel loro viaggio attraverso la Francia per raggiungere Parigi.


La semplicità e l’umanità di Fatah, insieme ai personaggi che incontrerà lungo il suo cammino, generano l'avventura paradossale in cui il contadino si trova coinvolto. Gli incontri sono anche un mezzo che il regista e sceneggiatore Mohamed Hamidi utilizza in modo efficace per rappresentare tanti aspetti di una Francia rurale e di periferia, meno frequentemente raccontata al cinema, che si fa anche metafora di una vita più semplice e diretta, in cui entrare in contatto e riconoscersi sembra essere più semplice. In realtà la semplicità dei contatti umani è data proprio dall’atteggiamento che Fatah ha nei confronti degli altri e della vita: un approccio semplice, diretto, che non teme il rifiuto perché non lo considera. Questo atteggiamento induce presto in chiunque lo incontri un moto di empatia che va oltre la diffidenza iniziale che l’incontro con lo straniero può comportare. Nella simpatia immediata che si prova per Fatah ha un ruolo importante Jacqueline e l’affetto che l’uomo le dimostra, esempio di un rapporto vivo e sincero con la natura. Va poi aggiunto che Jacqueline è un personaggio a tutti gli effetti, che innesca diverse situazioni e partecipa attivamente a tutte le peripezie nelle quali il suo padrone si caccia.


Fra le figure più importanti che Fatah incontra c’è sicuramente il conte decaduto Philippe (Lambert Wilson): il rapporto fra il contadino algerino e il nobile si costruisce nel tempo, man mano che la semplicità e la schiettezza del primo conquistano il secondo. È particolarmente toccante la sequenza in cui, per cercare di ricucire il rapporto con la moglie, Fatah chiede aiuto a Philippe per scriverle una lettera: in questa scena emergono tutte le differenze culturali fra i due personaggi, ma la mediazione che riescono a raggiungere permette loro di scrivere una lettera davvero toccante, che sa essere poetica ed efficace pur nel rispetto dei vincoli imposti da Fatah. L’avventura del contadino riesce persino a porsi come base di un rinnovato orgoglio nazionale, nel momento in cui l’attenzione dei media per l’odissea di Fatah e la sua mucca accende l’interesse della comunità algerina in Francia e all’estero per la vicenda, in modo non dissimile da quanto proposto dal film The idol rispetto alla Palestina, rendendo il contadino un eroe nazionale, amato anche dai non algerini. In viaggio con Jacqueline è per tanti versi una fiaba, delicata e ricca di buoni sentimenti, che non manca di proporre spunti divertenti e di emozionare, ma al contempo riesce a raccontare una realtà in modo concreto e a far riflettere sulla possibilità di un rapporto diverso fra le persone, più sano e positivo di quanto a volte non sembri riscontrabile nella vita di ogni giorno.


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