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Crazy Night - Festa col morto

23/10/2017 11:00

Emanuela Di Matteo

Recensione Film,

Crazy Night - Festa col morto

Le sfrenate ragazze di Crazy Night - Festa col morto

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La storia di Crazy Night - Festa col morto è la stessa che si ripete in tutte le commedie nate sulla scia di Una Notte da Leoni e della sua versione al femminile Le amiche della sposa, precursori di un intero filone che racconta di amici alle soglie del matrimonio, che si ritrovano per fare bagordi e finiscono nei guai. Anche qui, infatti, le amiche del college si rivedono dopo dieci anni per festeggiare l’addio al nubilato di una di loro, ma la notte brava in una villa di Miami si concluderà con un inevitabile cadavere. Non era nelle intenzioni della giovane regista Lucia Aniello scrivere una storia originale, ma probabilmente costruire una commedia irriverente, sboccata, scorretta, nonché femminista, sicuramente sì. La stessa Aniello infatti nasce come comica, prima ancora che scrittrice e regista. In Crazy Night - Festa col morto si circonda di un cast perfetto, almeno sulla carta: spiccano le comiche Jillian Bell e Kate Mc Kinnon, e la versatile protagonista Scarlett Johansonn, in versione fidanzatina.


Le ragazze, molto diverse fra di loro per provenienza e aspirazioni, ma unite da eterna amicizia, quella sera decisamente esagerano. Infatti il lato noir del film non sta tanto nel cadavere che le fanciulle si ritrovano sul groppone, quanto nella loro sfrenatezza da invasate, che le fa somigliare alle orride baccanti di una tragedia di Euripide. Le protagoniste sono divertenti eppure non divertono, forse perché fanno troppa paura. Non è il Dio del Vino a possederle, ma le frequenti sniffate di cocaina: così le cinque donne inevitabilmente e fatalmente diventano portatrici di morte. I maschi della storia, se non fanno una brutta fine, fanno certo una pessima figura: deboli, scialbi, dementi o malvagi stereotipati. Se il finale fosse stato meno scontato e mainstreaming, forse la commedia avrebbe avuto una diversa credibilità nelle intenzioni sovversive. Ma resta un film con troppa crudezza e cattiveria per essere davvero un prodotto godibile da adolescenti e famiglie; e, pur di fare tutti contenti, perde anche l’occasione di risultare una commedia nera, grottesca o rivoluzionaria.


Il risultato è ambiguo, ma a tratti divertente, come nella scena del composto simposio degli uomini, intenti nella spericolata attività di trovare l’aggettivo più adatto per descrivere un vino, che si contrappone a quella delle ragazze ormai completamente sfrenate e drogate allo sbando per la città. Lontani i risultati senza veli e al contempo poetici e visionari della recente serie statunitense I love Dick e persino quelli della stessa Lucia Aniello ai tempi di Time Traveling Bong, miniserie femminista dello scorso anno, scritta e diretta - anche - da lei su un viaggio nel tempo attraverso un bong per fumare erba. Curioso il cameo di Demi Moore, libidinosa compagna del non meno viscido Ty Burrel. Va bene, le donne possono fare le stesse cose e anche – parecchio – peggio degli uomini. Ma, dimostrato questo, perchè non provare a fare di meglio?


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