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La tenerezza

28/04/2017 11:00

Eleonora Piazza

Recensione Film, RaiPlay,

La tenerezza

Gianni Amelio racconta la tenerezza

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Presentato all’International Bari Film Festival, La tenerezza di Gianni Amelio ricorda come, per potersi ritrovare, ci si debba prima perdere. La tenerezza è il racconto di una distanza, della loquacità di alcuni silenzi, della resa dei conti a cui ciascuno giunge con i rimpianti che affiorano con l’avanzare dell’età.


Proprio alla tenerezza Lorenzo (Renato Carpentieri) sfugge da tutta la vita. Anziano, noto avvocato della Napoli borghese – così come descritto in La tentazione di essere felici, romanzo a cui il film si ispira –, Lorenzo vive da solo in un grande appartamento, prendendosi cura solo di se stesso e conducendo una sua personale routine di orgogliosa indipendenza. Il rapporto tra Lorenzo, schivo e arrogante, e i suoi figli Saverio (Arturo Muselli) ed Elena (Giovanna Mezzogiorno), non è dei migliori. Fino a quando l’apparente quiete interiore di Lorenzo viene completamente sconvolta dall’arrivo di Michela (Micaela Ramazzotti), trasferitasi con tutta la sua famiglia - due bambini e il marito (Elio Germano) - proprio nell’appartamento di fronte al suo.


La fotografia, curata da Luca Bigazzi, presenta una Napoli meravigliosa, in parte quella che già conosciamo, in parte quella dei nostri sogni: la luce del mattino illumina l’ultima brina notturna, lasciando spazio a vicoli brulicanti e al vociare dei bambini che riempie le piazze. Un’atmosfera serena, di paradossale quiete, dietro la quale però si nasconde tanta amarezza. Il film di Gianni Amelio, dal cast eccezionale, disvela infatti una crisi ben più profonda di quella circostanziata dal plot: la crisi dei processi comunicativi e dei sentimenti contemporanei, veicolati sempre più spesso da fraintendimenti e cose non dette o capite troppo tardi, come nel caso del rapporto tra Lorenzo e sua figlia Elena. La paura dell’autenticità e l'orgoglio perenne lacera le relazioni umane e rischia di trasformarsi nel più grande dei rimpianti. Il film, estremamente drammatico, trascina il pubblico in circostanze di un’intensità tale da destabilizzarlo. L’intero intreccio narrativo deve molta della sua disarmante carica emotiva all’interpretazione di Renato Carpentieri, il cui personaggio, con la sua indole ribelle, conduce lo spettatore in un viaggio che, nonostante tutto, cattura e strappa di tanto in tanto anche qualche sorriso.



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