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Road of the Dead - Wyrmwood

28/03/2017 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Road of the Dead - Wyrmwood

Wyrmwood, l'apocalisse zombie a basso budget

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In seguito alla caduta di alcuni meteoriti la maggior parte della popolazione mondiale è stata vittima di una mutazione che l'ha trasformata in orde di morti viventi. Barry, meccanico che vive nell'outbreak australiano con moglie e figli, si ritrova a fronteggiare una prima ondata di zombie e, durante la fuga, è costretto a uccidere anche la sua famiglia, morsa dagli infetti e "passata nelle loro file". L'uomo, affranto, si unisce ad un gruppo di sopravvissuti con l'obiettivo di mettersi sulle tracce della sorella Brooke, tatuatrice colta di sorpresa dall'evento mentre si trovava nel suo studio. La ragazza, catturata dai militari, è ora usata come cavia da laboratorio da un folle scienziato, intenzionato a scoprire le cause dell'epidemia e come controllarla.


Una ventata d'aria fresca nello spesso monotematico panorama filmico dei morti viventi l'esordio a basso budget ma ad alta dose d'inventiva del regista australiano Kiah Roache-Turner. Su una messa in scena solida, che fa di necessità virtù sfruttando al meglio le fitte foreste e le desolate strade dell'ambientazione australiana, si insinua infatti una narrazione tesa e originale che inserisce elementi nuovi capaci di speziare un plot solo all'apparenza di stampo classico. Dalla trovata di rendere gli infetti vera e propria fonte di carburante, con quello "reale" ormai inspiegabilmente inutilizzabile, ai poteri psichici che ben presto si manifestano nella protagonista femminile rendendola in grado di controllare gli zombie, i cento minuti di Road of the Dead - Wyrmwood regalano sorprese in serie in un ibridato mix tra pura azione di genere, con una violenza splatter meno esasperata dal previsto ma comunque ben presente, citazioni molteplici a cult come la saga di Mad Max o i primi lavori di Peter Jackson e una ruggente ironia che alleggerisce le situazioni più intense. Il tutto senza far mancare, soprattutto nella parte iniziale, qualche alito melodrammatico nella gestione dei personaggi principali, ricordanti in flashback di eventi recentissimi la tragica perdita di persone care. Una produzione folle e istintivamente genuina, con figure di contorno piacevolmente sopra le righe (lo scienziato pazzo è il degno erede di tanti mad doctor del filone) e dialoghi e situazioni divertenti e coinvolgenti che svolgono il loro compito ludico in maniera più che soddisfacente, merito anche delle efficaci performance di un cast fresco e in palla al punto giusto, la bella Bianca Bradey in primis. E il finale semi-aperto lascia le porte ad un sequel già annunciato le cui riprese dovrebbero partire a breve.



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