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Adorabile nemica

05/05/2017 11:00

Eleonora Piazza

Recensione Film,

Adorabile nemica

Shirley Maclaine e Amanda Seyfried in una commedia sulle ultime parole

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Adorabile nemica, presentato quest’anno al Sundance Film Festival, è il classico film che in Italia rischia di soffrire un po' troppo per via della traduzione del titolo. Così tradotto, infatti, il film sembra assomigliare a un teen drama o a una commedia adolescenziale. L'originale The Last Word, invece, era perfetto. In primo luogo perché l’elemento trainante della storia è un necrologio; secondo poi perchè nel tema dell' ultima parola, del «non è mai troppo tardi» sta esattamente il senso del racconto.


Harriet Lauler (Shirley Maclaine) è una ricchissima imprenditrice dal pugno di ferro, ex dirigente di una grande azienda pubblicitaria. La donna, anziana, fa ora i conti con l’età e con il vuoto che si è creata attorno nel corso del tempo, complici l'ambizione e l'arroganza. Anne (Amanda Seyfried), giovane scrittrice, per paura del successo si limita a scrivere necrologi su un quotidiano. Quando Harriet, una volta tentato il suicidio, inizia a pensare al proprio necrologio decide di assumere Anne affinchè faccia del suo meglio. Esisterà qualcuno in grado parlare bene di Harriet, almeno alla fine?


Mark Pellington dirige Shirley Maclaine, in gran forma, in un ruolo costruito apposta per lei dallo sceneggiatore Stuart Ross Fink: lo stesso autore dichiara di avere avuto in mente da subito l'attrice per la sua «combinazione di egocentrismo, vulnerabilità, humour ed empatia». Adorabile nemica è un piatto ricco di tantissime suggestioni, una storia che contiene in sé il perfetto equilibrio tra il sorriso e l’emozione della commedia. Da un lato c'è Harriet, un personaggio davvero comico nel suo superbo cinismo; dall'altro lo spirito avventuroso del road movie; infine, un po’ di amarezza necessaria a condire il tutto. Perché, in fondo, quando si affronta il tema della morte si finisce necessariamente a parlare di rimpianti e di cose capite troppo tardi. Ma nel caso di questo film la morte non è la fine da evitare, ma il mezzo per trovare la consapevolezza di ottimizzare il proprio tempo. Due personaggi femminili fortissimi compiono un percorso insieme, alternandosi tra scetticismo e leggerezza, spronandosi a vicenda. Una protagonista anziana che potremmo definire “rock”: intraprendente al punto di farsi il bagno in un lago ghiacciato di notte e diventare disk jokey di una radio a 81 anni. Anne, la più giovane, capirà che in realtà forse il materiale per scrivere un’ultima buona opinione su Harriet già esisteva: in fondo sarà proprio lei a risvegliare nella giovane scrittrice tutte le sue assopite potenzialità. Un commovente, ma spigliato, inno alla ricerca e scoperta di se stessi e della propria identità, in costante evoluzione e mai del tutto plasmata definitivamente. Una riflessione sul bisogno di una famiglia e di un'eredità. Eredità intesa non solo in termini di morte ma anche in termini di vita: di quello che lasciamo agli altri quando siamo ancora in vita.



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