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Baby Boss

12/04/2017 11:00

Angela De Angelis

Recensione Film,

Baby Boss

Il rapporto fra fratelli, raccontato in modo... molto originale!

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Arriva nelle sale italiane l’ultima fatica della Dreamworks: Baby Boss, campione di incassi assoluto negli Usa. Tom Mcgrath, già regista dei tre Madagascar e di Megamind, confeziona una spassossima storia per famiglie, che diverte dall’inizio alla fine e riesce anche a farci riflettere. Tim, un bimbo di 7 anni amato e coccolato dai suoi genitori, vede all’improvviso sottrarsi l’amore e le attenzioni a causa dell’arrivo di un nuovo fratellino, che da subito si rivela essere un neonato egocentrico e accentratore. Indossa un completo da manager e possiede una 24 ore. Ben presto Tim, aiutato dalla sua incredibile immaginazione, smaschererà la vera identità del pupo, e farà fronte comune con lui per salvare il mondo dei bambini dalla minaccia rappresentata dai “terribilissimi” cuccioli. E alla fine, imparerà anche quanto sia bello avere qualcuno con cui condividere l’amore.


Tema centrale del film è il rapporto fra fratelli, raccontato in modo... molto originale. Se da un lato infatti Baby Boss si concentra sulle situazioni tipiche che avvengono all’arrivo di un nuovo nato in casa, e sulle gag che possono scaturirne, dall’altra si trova il modo di trasformare la gelosia in un sentimento di solidarietà per combattere un nemico comune: i teneri cuccioli di cane, che rischiano di rubare popolarità e affetto ai bambini. Il film di Tom Mcgrath, perfettamente congeniato per piacere sia a grandi che piccini, aggancia lo spettatore allo schermo per tutta la sua durata, tra un susseguirsi irresistibile di battute sagaci, momenti di altissima ilarità e rocamboleschi inseguimenti. Il tutto con una comicità attenta ai bambini anche nei momenti più grossolani. Un film che veste – è proprio il caso di dirlo – l’umorismo infantile con abiti adulti e viceversa. Sono presenti riferimenti e citazioni del cinema action: tra gang di piccoli supereroi, inseguimenti alla Zack Snyder, ciucci teletrasportanti e balzi alla uomo bionico. L'azione e l'intrattenimento supportano la psicologia dei due piccoli protagonisti, caratterizzati al meglio e curati nell’animazione delle molteplici espressioni di occhi, bocca e linguaggio del corpo. Il ritmo che ne consegue è davvero irresistibile (anche se la seconda parte è un po' meno avvincente della prima) e i tempi comici sono ottimamente gestiti. Non funziona troppo l’immagine del cattivo di turno, troppo banale e macchiettistico. E anche se stiamo parlando di un film rivolto principalmente ai bambini, ci sono alcuni vuoti di sceneggiatura, dovuti a mancanza di spiegazioni plausibili e chiare: per esempio, non è sufficientemente spiegato e analizzato il pericolo della concorrenza rappresentata dai cani; inoltre, dal momento che spesso la fervidissima immaginazione del piccolo Tim si sovrappone alla realtà, non è chiaro se il Piccolo Boss e tutta la sua missione siano anche essi frutto del suo mondo fantasioso o se siano realmente esistiti. Ma, forse, è pretendere troppo da questo film che diverte così tanto per 90 minuti. Alla fine l’amore della famiglia vince su tutto e neanche il bimbo più freddo e calcolatore può resistere dal togliersi giacca e cravatta e farsi travolgere.



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