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La notte che mia madre ammazzò mio padre

17/05/2017 11:00

Riccardo Bassetti

Recensione Film,

La notte che mia madre ammazzò mio padre

Divertente parabola sulla vita, sulla morte e sul cinema

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Succede tutto in una notte. Con i figli in vacanza e la casa tutta per loro, Isabel (Belen Rueda) e Angel (Eduard Fernández) organizzano una cena di lavoro con la sceneggiatrice Susana (Maria Pujalte) per convincere Diego Peretti ad accettare il ruolo di protagonista nel loro prossimo film. Isabel è in cerca di un ruolo, Angel e Susana di un protagonista, Peretti di un contratto. Ma nel bel mezzo della serata irromperà Carlos (Fele Martínez), stralunato ex di Isabel ora con Álex (Patricia Montero), a stravolgere i piani della serata.


Con uno stile che sembrerebbe appartenere all'universo misterioso dei romanzi di Agatha Christie, La notte che mia madre ammazzò mio padre si presenta come una black comedy dal ritmo incalzante, che gioca sull'ambiguità dei rapporti e delle situazioni per presentare una rocambolesca versione della realtà. Il film sembra percorrere i binari di lungometraggi come L'ultimo contratto e Big nothing ma, nonostante alcuni impeti d'azione, Inés París riesce a tenere il suo film all'interno delle mura domestiche, confezionando un'opera simile a una piéce teatrale, con veloci sequenze di dialoghi che sembrano strizzare l'occhio a film come Cena tra amici o il più fortunato Carnage. Inés París ha la capacità di stendere il leggero velo della commedia sulla vita, dall'amore saffico di A mia madre piacciono le donne all'inseminazione artificiale di Semen, fino all'omicidio di La notte che mia madre ammazzò mio padre. Molto abile nel conferire credibilità ai personaggi femminili, dotandoli di quella carica tenera e imprevedibile che sembra agitare i sussurri di Álex e Isabel nella scena del bagno, la regista spagnola lascia invece solo abbozzate le figure di Angel e Carlos, fumose approssimazioni dei personaggi che potrebbero essere. Poi c'è il divo argentino Diego Peretti a interpretare se stesso: gigione spaesato ma composto, scaltro sul finale, parla poco e quando lo fa convince.


Belén Rueda, che nel 2007 fu scelta da Guillermo del Toro e J.A. Bayona per l'intenso ruolo di protagonista in The orphanage, è radiosa nei panni di Isabel, provocante attrice senza più un ruolo che, circondata da partner e sceneggiatori, attraversa concitata le stanze del suo castello con addosso la voglia di dimostrare a tutti quanto vale. «Ognuno di noi ha tre vite, una vita privata, una vita pubblica e una vita segreta», diceva Gabriel Garcia Márquez, ma forse non ne basterebbero tre per Isabel. La notte che mia madre ammazzò mio padre è un film d'interni, frizzante e mondano come una screwball comedy, che intreccia la narrazione correndo sul filo del mistero. Accompagnata da un leggero sottofondo jazz, l'anomala crime story plasmata da Inés París affonda più di un colpo di scena nella carne viva di una altrimenti semplice commedia degli equivoci. Come in L'angelo sterminatore di Luis Buñel, i personaggi sembrano costretti dal vincolo della casa che li ospita, che li cambia: le etero si scoprono lesbiche, gli astemi finiscono carponi, e le fantasie covate sotto le apparenze si trasformano nella più delirante delle realtà.



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