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Ritratto di famiglia con tempesta

09/05/2017 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Ritratto di famiglia con tempesta

Ritratto di famiglia con tempesta, quando i sogni si scontrano con la realtà

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Ryoto è un detective privato che vive di rimpianti. Ha mandato all'aria il suo matrimonio e ora può vedere il figlio solo una volta al mese. Allo stesso modo ha fallito nella carriera di scrittore dopo aver vinto, con il suo primo e unico romanzo, un prestigioso premio letterario. Anche il suo attuale impiego è costruito sull'inganno: i soldi guadagnati, utili in teoria per pagare il mantenimento all'ex-moglie, finiscono persi in scommesse su corse di cavalli e in gioco d'azzardo. L'occasione per un potenziale riavvicinamento avviene in concomitanza dell'arrivo di un ciclone, che porterà il nucleo familiare a rinchiudersi forzatamente tra le quattro mura dell'anziana madre di Ryoto.


Hirokazu Koreeda è uno dei più abili cineasti moderni nel raccontare l'intimità dei rapporti, costruendo proprio sulle dinamiche interpersonali tra i vari personaggi il senso filmico delle sue opere. Ritratto di famiglia con tempesta non fa eccezione e si rivela un'illuminante disamina sulle scelte di vita e sui percorsi cui esse conducono, concentrando in quest'occasione il fulcro tematico sulla fatidica domanda che ognuno si è sentito chiedere da piccolo: tu cosa sogni di fare da grande? Un viaggio parzialmente catartico nelle potenzialità inespresse che ben si incarna nella figura di Ryoto, uomo infelice della propria condizione ridotto a piangersi addosso nell'incapacità di rimettere a posto i tasselli della propria esistenza, ora giunta ad un bivio determinante nel rapporto con l'ex moglie e il figlioletto. Quasi un Yasujirō Ozu moderno nella sincera gestione dei dialoghi e delle situazioni. La seconda parte del film vede riuniti i membri di questa famiglia incrinata in una genuina messa in scena che schiva facili soluzioni narrative in favore di una verosimiglianza dolceamara priva di contentini morali: un ritratto tenero, e impietoso al contempo, di un presente saldamente ancorato agli errori passati. Il regista si concentra, senza tediare, sulla semplicità delle piccole cose. Come i piatti preparati nel tepore di una notte funestata dal ciclone o la "fuga" all'interno di un parco giochi per scampare, e allo stesso tempo godere, della furia delle intemperie. L'elemento climatico è metafora dei turbamenti interiori dei personaggi, prossimi a guardare avanti sempre e comunque a ciò che verrà. Il tutto al servizio di un racconto non generazionale ma sulle generazioni, in cui genitori ed eredi si specchiano influenzandosi a vicenda in un mix di amore e odio in cui la stessa paura della morte viene affrontata con la placida consapevolezza di un ultimo e definitivo passaggio di testimone. Vie emotive che trovano genuina efficacia nelle interpretazioni del cast, a cominciare proprio dal protagonista Hiroshi Abe, tragico anti-eroe moderno di un film in cui le stesse emozioni sono calcolate con chirurgica e avvolgente delicatezza.



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