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Prima di domani

23/08/2017 11:00

Riccardo Bassetti

Recensione Film,

Prima di domani

Tra teen movie e fantastico, il nuovo lavoro di Ry Russo-Young

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Venerdì 12 febbraio, Sam (Zoey Deutch) si sveglia 24 minuti e 47 secondi prima che la sua migliore amica Linsday (Halston Sage) la passi a prendere per andare a scuola: è il giorno di San Valentino e l'eccitazione è nell'aria. Sam si veste, saluta a malapena i genitori e si precipita fuori di casa mentre l'amica grida: «Ciao, gnocca». Così ha inizio l'ultimo giorno di Sam, popolare teenager canadese dalle amiche ricche e il fidanzato perfetto, costretta a rivivere quel venerdì senza sosta, finché non riuscirà a svelare il mistero che si cela dietro quella ripetizione, comprendendo il valore di ciò che sta perdendo.


Esce nelle sale Prima di domani della regista Ry Russo-Young che, al suo quarto lungometraggio, si affida all'omonimo romanzo di Lauren Oliver per girare un teen movie dai toni drammatici, condito da ispirazioni fantastiche. Come usciti da uno spin-off di Mean girls, i personaggi di Prima di domani sono infatti rappresentazione dello stereotipo sociale di ragazzine collegiali che pensano solo allo status sociale, ai vestiti, ai ragazzi, a bere e far sesso, ma questo è solo il trampolino di lancio per una storia che prende poi una direzione più fantastica, in pieno stile Ricomincio da capo (in Italia riadattato nel 2004 in È già ieri) ma senza la vena euforica del Bill Murray dei primi anni Novanta.


La regista americana appare a suo agio nel dare vita al racconto della Oliver, dimostrando di saper mantenere il controllo su un film condito da sbalzi temporali e mostrando grande sensibilità nel delineare un personaggio delicato come quello di Sam, in continua evoluzione per l'intera durata del film. Nonostante i riferimenti più o meno palesi al mito di Sisifo e all'esistenzialismo di Camus, Prima di domani non rappresenta niente di nuovo nel panorama filmico moderno - si basti pensare al successo commerciale di Eric Bress The butterfly effect e al suo riadattamento della teoria del Caos - ma la regista riesce a catturare e inserire il lento processo di maturazione di una ragazzina nella cornice di una timeline distorta, dove i luoghi del piacere diventano di sospensione e i poli magnetici della morale vengono invertiti, introducendo un elemento di novità in un intreccio altrimenti già esplorato.


In Prima di domani Ry Russo-Young nasconde il dramma sotto gli elementi del teen movie e gli strati superficiali del racconto fantastico, evitando di calarsi in alcuno dei due generi e suscitando l'impressione di non seguire binari già tracciati, sfociando però in una mancanza di ritmo e una spinta moralista di fondo che non convince. Accompagnata dalla fotografia dai toni caldi di Michael Fimognari, Ry Russo-Young plasma il suo film sul tema centrale dell'identità, riuscendo a introdurre anche una poco velata critica verso il manto di superficialità che sembra avvolgere i rapporti del nuovo millennio. Tra ansie da social, modelli impresentabili, falsità celate dietro fitti strati di fard e una forte tendenza alla prevaricazione, la depravazione generazionale di Prima di domani ricorda quella raccontata nel 1995 da Larry Clark in Kids, ma meno prevedibile, più radicata nel tessuto sociale e terribilmente più attuale.


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