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L'arte della fuga

28/05/2018 11:00

Marcello Perucca

Recensione Film,

L'arte della fuga

La commedia del francese Brice Cauvin, già campione d’incassi in patria

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Arriva nelle sale italiane L'arte della fuga, la commedia del francese Brice Cauvin già campione d’incassi in patria. Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore americano Stephen McCauley, il film analizza i rapporti amorosi assai travagliati di tre fratelli. Antoine, che vive da dieci anni con il suo compagno Adar ma è attratto da Alexis; Gerard che, pur amando ancora la moglie Helene dalla quale è stato lasciato, è attirato da Ariel; Louis, fidanzato da anni con Julie ma, in realtà, innamorato perso di Mathilde. In un complesso intreccio di situazioni, i tre protagonisti tenteranno, in qualche modo, di gestire i loro disastrosi rapporti, ma la tendenza a voler fuggire dalle proprie responsabilità, li costringerà a scontarsi con le difficoltà dell’amore, provocando dolore e malumori in chi li circonda.


Il film di Brice Cauvin, ambientato fra Parigi e Bruxelles, è una di quelle commedie fatte di dialoghi serrati che hanno lo scopo di indagare le introspezioni psicologiche di tre personalità profondamente insoddisfatte della propria esistenza e che tentano, attraverso i loro faticosi rapporti amorosi, di rimanere a galla e continuare a sentirsi vivi. Così come Antoine, Gerard e Louis, rispettivamente interpretati da Laurent Lafitte, Benjamin Biolay e Nicolas Bedos, anche i personaggi che ruotano attorno a loro risultano essere sempre precari, incapaci a comprendere veramente la realtà che li circonda e vittime, in qualche modo, sia dei tre fratelli che di se stessi. Non sono capaci di crescere realmente, i personaggi di Cauvin. Allo stesso tempo percepiscono con disagio la spiacevole sensazione del tempo che passa.


L'arte della fuga, nonostante il grande successo riscontrato in Francia, è un film non completamente riuscito. Una commedia brillante con risvolti amari: la sceneggiatura, nel fitto intrecciarsi di battute, riesce solo in parte a strappare il sorriso scivolando spesso nella noia. Un film che non decolla mai, per altro non aiutato dalla recitazione, che rimane piatta e anonima e dalla quale emerge solamente una scoppiettante Agnes Jaoui nella parte dell’estroversa Ariel. Uno di quei film che, dopo averli visti, si lasciano scivolare senza rimpianti nell’oblio.



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