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Gatta Cenerentola

07/09/2017 11:00

Valentina Pettinato

Recensione Film,

Gatta Cenerentola

Una favola dai toni cupi ambientata in una Napoli dark e distopica

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Presentata all’interno della sezione Orizzonti alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia c'è anche una favola dai toni cupi ambientata in una Napoli dark e distopica: parliamo di Gatta Cenerentola, tratto dal racconto omonimo di Giambattista Basile, che proviene dalla tradizione napoletana e che non ha nulla a che vedere con la storia della Disney, nonostante a essa vagamente si ispiri.


Mia è la piccola figlia di don Basile, un ricercatore mosso da buoni sentimenti, che vuole creare a Napoli un immenso polo dedicato alla scienza. Rimane orfana quando il bieco Salvatore, detto ‘o Re, leader di una cosca dedita al riciclaggio, uccide suo padre: così Mia vive intrappolata all’interno di una nave da crociera fatiscente, alla mercé della sua avida matrigna (innamorata in realtà del camorrista Salvatore) e delle sorellastre che la prendono in giro e le attribuiscono il nomignolo di Gatta Cenerentola. Ma sarà proprio la nave, luogo in cui sono stati realizzati degli esperimenti, a proteggerla e indirizzarla con ologrammi provenienti dal passato verso le scelte giuste: ad esempio fidarsi della guardia del corpo di suo padre, il giovane Primo Gemito.


Una Napoli asettica e irriconoscibile, in cui si muovono storie di droga e malaffare, in chiave futuristica: questo lo scenario in cui è ambientata la vicenda di animazione presentata al Lido; una storia in cui si parla di speranza e rinascita economica e culturale - osteggiata dalla criminalità locale - e in cui alla fine la redenzione si allarga, includendo anche la città e non solo i protagonisti. Gatta Cenerentola è ricco di elementi noir e strizza l’occhio alle anime giapponesi e a Hayao Miyazaki; si tratta di un prodotto davvero originale, con qualche punto debole nella sceneggiatura, ma con un’animazione davvero elegante e credibile. Una storia napoletana che oscilla tra onestà e traffici illeciti, tra buoni sentimenti e tradimenti. L'animazione è tecnicamente coinvolgente: mescolando un fondo la cenere, il trattamento riesce a dare profondità e realtà alle vicende, grazie anche ai giochi di colori e alla cura del dettaglio nel movimento dei corpi. Immensa anche la bravura dei doppiatori (Massimiliano Gallo, Alessandro Gassman, Maria Pia Calzone), che riescono ad avvolgere lo spettatore attraverso un perfetto calibro delle voci che aderisce perfettamente alla caratterizzazione dei personaggi.


Di grande ambizione estetica, la pellicola è un racconto visionario e cromatico sul passato, il presente e il futuro di Napoli; un tour virtuale che avviene in un’unica location - una nave - ma che trasporta talmente tanto senso da riuscire ad allargarsi metaforicamente ai vicoli e i palazzi; fino a scivolare, magmatico, e ad avvolgere tutta la città. Attraverso un racconto "liquido", che si muove attraverso dinamiche spazio-temporali, mescolando elementi tragici e sentimentali, gli autori realizzano un’opera coraggiosa e sfacciata, che si inserisce perfettamente come continuazione del precedente lavoro di Rak L’arte della felicità, e ne costituisce un’evoluzione tecnica. Un’opera che coinvolge tutti i sensi, partendo dalla vista fino all’udito, grazie a una bellissima scelta musicale di brani perfettamente eseguiti. Un racconto che abbandona confortevoli di lieto fine per contorcersi brusco, autentico, schietto. Anche la scelta di rendere la protagonista meno presente rispetto al suo antagonista, al quale invece si affida gran parte della narrazione, è una presa di posizione sfacciata e intelligente, che va a braccetto col mood della storia e con la voglia di non compiacere a tutti i costi lo spettatore. Si assiste allora a una rivisitazione estetica di fatti di cronaca attuali, che hanno radici nella tradizione del passato, e che sembrano essere radicati, definitivi, senza speranza. Che pugnalano di ferite una Napoli piena di promesse e talenti, ma che fa fatica a spiccare il volo.



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