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Mr. Ove

08/11/2017 12:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Mr. Ove

Un'amabile commedia amara con uno straordinario protagonista

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Ove Lindahl è un burbero 59enne rimasto vedovo da pochi mesi. Il suo carattere scostante, che lo porta a litigare frequentemente coi vicini, si è ulteriormente indurito dopo la morte della compagna di una vita. Quando viene licenziato dal posto di lavoro in fabbrica, dopo oltre quarant'anni di indefessa attività, l'uomo decide di farla finita e pensa di suicidarsi: il primo tentativo non va però a buon fine per via del contemporaneo arrivo dei nuovi vicini, una coppia mista con due figlie piccole. Sarà proprio la donna, immigrata iraniana, a scorgere in Ove la bontà dietro la dura scorza esteriore, riportandolo a credere nei rapporti umani e ad aprirsi al mondo.


Acclamato dalla critica, candidato senza successo dalla Svezia come miglior film straniero all'89esima edizione degli Oscar e in procinto di essere rifatto ad Hollywood (con protagonista Tom Hanks), Mr. Ove è una di quelle classiche e affabili commedie amare con un protagonista scostante e arrabbiato col mondo intero. Un film che, pur non privo di furbizie, riesce a centrare il suo obiettivo con immediata semplicità. Pagine malinconiche si mescolano ad aliti di speranza in una narrazione dominata dalla presenza fisica e attoriale di Rolf Lassgård, abile nel donare molteplici sfumature a un personaggio complesso di cui pian piano vengono a galla particolari sempre nuovi e sorprendenti.


Il regista Hannes Holm opta per una ricetta non originalissima ma confezionata magnificamente, immersa in toni suadenti dove lacrime e risate coesistono in un leggiadro e magnetico equilibrio. Il contesto narrativo è adornato da gustosi personaggi secondari e da una costante alternanza di flashback atti a raccontare il passato, più o meno recente, del Nostro, quasi ad assistere a una sorta di percorso di formazione senza continuità di sorta.


Al contempo le due ore di visione trattano temi non semplici, e i bizzarri tentativi di suicidio perpetrati da Ove offrono, pur in chiave leggera, diversi spunti sulla volontà di credere ancora nella bellezza della vita, oltre ad altri spunti sociali inerenti la condizione degli immigrati e l'omosessualità malvista dalla società bigotta. Il tutto messo in scena con un tono caustico spruzzato di elementi surreali che infondono una gustosa freschezza d'intenti ad un'operazione sicuramente strizzante l'occhio al pubblico ma non per questo meno amabile.



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