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Metti la nonna in freezer

12/03/2018 11:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Metti la nonna in freezer

Una black comedy che esorcizza la morte

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Claudia, restauratrice precaria, gestisce un'impresa insieme alle sue amiche e colleghe (Lucia Ocone e Marina Rocco). L'arte, però, non sempre paga. Quindi, in attesa dei finanziamenti statali, la giovane manda avanti l'attività grazie alla pensione della nonna con cui convive (Barbara Bouchet). Improvvisamente l'anziana signora muore nel letto di casa a seguito di un blackout: senza sua nonna, e la pensione, che ne sarà di Claudia e della società Ricreo? Insieme alle sue compagne d'avventura, Claudia decide di mettere il cadavere della nonna in freezer. Non dichiarandone la morte, continuerà a percepire la consueta entrata pensionistica. Tutto risolto, almeno fin quando sulla strada dell'artista non si imbatte Simone Recchia (Fabio De Luigi): un finanziere incorruttibile e goffo.


Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, giovani registi quasi trentenni, sono alla loro opera prima ma hanno le idee chiare. Se non altro per l'audace idea che accompagna Metti la nonna in freezer: riportare nel nostro Paese la black comedy. Lo humor nero, in Italia, si vede poco e si concepisce ancora meno. E invece questi due registi confezionano una commedia che parte da una consuetudine macabra, morire, per trovare uno spunto su cui ridere e su cui parlare dell'attualità. Si parte da un fatto di cronaca, ingannare il fisco per continuare a percepire impunemente la pensione di parenti defunti, per mettere in scena un film politicamente scorretto: risate amare sfiorano l'assurdo, senza mai prestare il fianco alla volgarità.


Il rischio c'è, quello di giocare col fato e con la sensibilità del pubblico, ma l'ostacolo viene pienamente superato grazie a un cast corale dalle doti comiche alquanto spiccate: la struttura solida delle battute permette di poter osare nei dialoghi senza mai trascendere nel turpiloquio; ogni situazione diventa gag, soprattutto per merito della mimica degli interlocutori. Metti la nonna in freezer guarda all'America con garbo, ma strizza l'occhio anche al cinema anglosassone (La famiglia omicidi) e francese (La pantera rosa): Fabio De Luigi, protagonista assoluto insieme a Miriam Leone, in questo contesto ricorda molto l'ispettore Clouseau. Questo "Peter Sellers nostrano" trova la dimensione dell'eroe buono, maldestro e inconsapevole (la stessa che l'ha reso celebre nei panni di "Medioman", l'antieroe della Gialappa's Band). Anche Miriam Leone è credibile e simpatica nei panni di una restauratrice avvenente e piuttosto impulsiva.


Ma il plauso finale è tutto per Lucia Ocone e Marina Rocco, entrambe in grado di dar vita a reiterate maschere utili a rifinire ogni situazione. Persino laddove non sembrerebbe possibile. Uno sguardo, un verso, una parola, o addirittura uno squillo di telefono, con loro diviene terreno fertile al divertimento. Uno spasso al limite del consentito, capace di fermarsi un attimo prima di cadere nell'esagerazione. Il prodotto è meritevole nel suo complesso, tanto da essere stato scelto per la quarta edizione del progetto "Adotta un film" (promosso da 01Distribution e Rai Cinema) per sostenere i giovani registi italiani. Precedentemente sono stati "adottati" Smetto quando voglio di Sydney Sibilia, Se Dio vuole di Edoardo Falcone e Veloce come il vento di Matteo Rovere.



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