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Sami Blood

18/11/2017 12:00

Emanuela Di Matteo

Recensione Film,

Sami Blood

Un cammino di dolore e sacrificio, per il diritto di essere se stessi

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Non tutti sono a conoscenza di che cosa la Norvegia, la Svezia e La Finlandia fecero al popolo Sami. I Sami, da non confondere con i Lapponi, sono gli antichi abitanti dell’estremo Nord della Svezia e della Finlandia; un fiero popolo di allevatori di renne, dotato di una spiritualità profonda e sciamanica legata al culto della Madre Terra. Le suggestive canzoni intonate dalla protagonista del film, richiamano gli animali e parlano direttamente la lingua delle valli e dei boschi sconfinati, fin nella profondità delle fredde acque dei laghi.


Elle Marja (Lene Cecilia Sparrok) è una ragazzina Sami di quattordici anni: insieme alla sorella Njenna (Mia Erika Sparrok) viene inviata in un collegio per imparare la lingua e la cultura svedese. Mentre la sorellina non riesce adattarsi e soffre di nostalgia, Elle Marja, intelligente e sveglia, è la prima della classe e desidera ardentemente essere uguale a tutti gli altri svedesi. Ma scoprirà il razzismo e i pregiudizi che gravano sul suo popolo. I Sami sono considerati selvaggi, alla stregua di attrazioni da circo, buoni solo per accoglienze folkloristiche e fotografie sui libri di antropologia. La ragazza vorrebbe proseguire gli studi ma la sua insegnante (Hanna Alstrom) le chiarirà subito che i Sami hanno il cervello troppo piccolo per farcela da soli, nel mondo. Ma la nostra eroina, una ragazza-bambina di piccola statura ma con gli occhi pieni di fuoco, non si arrenderà facilmente. Costretta a bruciare i suoi abiti Sami, a strappare dal cuore le sue radici, a rinnegare l’amata sorella e cancellare tutto ciò che è, pur di diventare quel che vuole e che sente di avere il diritto di essere.


Nulla, neppure le profonde umiliazioni di essere stata misurata e schedata, secondo la genetica razzista coloniale degli anni Trenta, potranno toglierle il posto che la ragazza vuole nel mondo. Cambiare identità, negare il passato, cambiare nome. Ogni gesto è carico di dolore, e la giovane regista Amanda Kernell, alla sua opera prima, lo sa raccontare. La sua regia si accorda con la recitazione di Lene Cecilia Sparrok, misurata e al contempo esplosiva, e va di pari passo con la bellezza dei panorami svedesi, composti, freddi, eppure immensi e indomiti.


Sami Blood è risultato il vincitore del LUX Prize, il prestigioso premio cinematografico assegnato annualmente a un film di produzione europea dal Parlamento Europeo. Ed è un film che va visto e fatto assolutamente vedere anche ai ragazzi, dalle scuole medie in su, non solo perché parla di discriminazione fra esseri umani, ma perché la protagonista riuscirà, attraverso un percorso sofferto fatto di rimozioni e di ricordi, a trovare finalmente se stessa.



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