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The Broken Key

16/11/2017 12:00

Angela De Angelis

Recensione Film,

The Broken Key

The Broken Key: troppa carne, al fuoco dell'esoterismo

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In una Torino futurista, Arthur J. Adams, giovane ricercatore londinese, intraprende un viaggio costellato di misteri, alla ricerca di un antico papiro egizio che svelerebbe un segreto millenario custodito dalla setta dei figli di Horus, in grado di distruggere l'umanità. Spetterà a lui, salvare il mondo.


Tutt'altro che originale, la trama dell'ultimo film di Louis Nero non fa presagire nulla di buono. Purtroppo per il regista torinese, non basta una profonda cultura, budget e un cast stellare (di attori in declino) per realizzare un buon film. Partendo proprio dalla trama, Nero cerca di avvincere e istruire lo spettatore con continui rimandi e riferimenti alla cultura esoterica – di cui lui è maestro e assertore –, alla religione egizia, alle intuizioni di Nikola Tesla, passando per Hieronymus Bosch e Dante Alighieri. Il risultato è una trama contorta, troppo cervellotica e intellettuale: sì perché tutto questo citare e cercare di capire non rende partecipe lo spettatore, ma gli impedisce invece di provare empatia per i due protagonisti.


In un miscuglio di intenti che spaziano da Blade Runner a Il Codice da Vinci, da Cloud Atlas a Seven, la regia frammentaria e sincopata di Louis Nero guida gli attori lungo un cammino infarcito di dialoghi tutt'altro che originali, a volte colpevoli di provocare in chi guarda un'incolpevole risata. Tutta l'aura di mistero si disgrega in una sceneggiatura poco plausibile, persino per un fantasy esoterico.


Lodevole invece lo sforzo produttivo, dal punto di vista tecnico e visivo, e l'audacia del regista. Il film si avvale di location bellissime e sconosciute ai più, che Louis Nero esalta: attraverso il suo sguardo Torino si conferma una città magica, stregata, qui ammantata di un allure fantasy che la rende irriconoscibile. Laddove la scrittura manca, gli effetti speciali, le luci, le scenografie e il trucco supportano la credibilità del film. Va inoltre reso merito al regista del coraggio di portare avanti un progetto così ambizioso e complicato in ogni sua fase realizzativa. Anche se, il risultato finale non regge le intenzioni dichiarate dal suo stesso creatore.



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