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Charley Thompson

18/07/2018 11:00

Emanuela Di Matteo

Recensione Film,

Charley Thompson

Un film che commuove e ribadisce l'importanza fondamentale dei legami genitore-figlio

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Charley (interpretato dallo strepitoso Charlie Plummer) è un ragazzino di quindici anni, abbandonato dalla madre in tenera età, che vive da solo con un padre poco funzionale ma che gli vuol bene. Charley è buono, mite, gentile: il classico bravo ragazzo. Guarda (spesso) l'unica foto che possiede che lo ritrae con la madre, e in una scena lo vediamo stringerla attraverso il suo riflesso sul vetro. Charley è un'ombra, un riflesso – in apparenza – fragile; imprigionato fra le quattro mura dell'isolamento e della solitudine. Ma qualcosa cambierà, facendolo, molto dolorosamente, diventare una presenza concreta, coraggiosa, forte, padrone del suo destino. Tutto inizia quando Charley accetta di fare dei piccoli lavori nel mondo delle corse dei cavalli, grazie a Del (Steve Buscemi) e alla fantina Bonnie (Chloë Sevigny). Allaccerà un rapporto speciale con uno dei cavalli, Pete, il cui destino avrà sempre più a cuore. Nel frattempo il padre a seguito di un'aggressione, finisce in ospedale riportando delle gravi ferite.


In Charley Thompson vedremo il protagonista correre disperato e solo nel buio, inghiottito dal nero della notte: la sua sarà un'epopea quasi dickensiana. Ragazzini sperduti nell'infinità della notte misteriosa e della natura incantata: un'immagine che riecheggia la bellezza iconografica de Il Terrore Corre sul Fiume. Ma in Charley Thompson non ci sono assassini e criminali, soltanto uomini – e donne - smarriti nelle loro debolezze, intralciati dai loro limiti. Il rapporto fra un cavallo e il ragazzo che se ne prende cura ha riempito pagine di libri e dato vita a saghe filmiche interminabili, come quella di Black Beauty. Charley però, curiosamente, non sa cavalcare né gli interessa imparare: quello che cerca è un amico. E sarà proprio questa relazione a permettergli di andare lontano, perdersi e poi ritrovarsi.


Il regista Andrew Haigh ha alle spalle il pluripremiato successo 45 anni, trama del tutto diversa, e dimostra una grande sensibilità nel raccontare le vicende del ragazzino Charley, la cui interpretazione vale l'intero film. Charley Thompson commuove fino alla lacrime, forse anche troppo, ma ribadisce l'importanza fondamentale di quegli invisibili legami genitore-figlio che costruiscono indissolubilmente l'immagine che ognuno di noi avrà del mondo, e di se stesso nel mondo.



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