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American Assassin

23/11/2017 11:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

American Assassin

Omicidi made in USA, dirige Michael Cuesta

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Mitch (Dylan O’Brien) e Katrina (Charlotte Vega), innamorati, sono in vacanza a Ibiza. Sono allegri e spensierati e lui sta riprendendo tutto con la sua videocamera, compreso il momento in cui chiede a lei di sposarlo. Il momento di gioia si trasforma però in tragedia quando un gruppo di terroristi sbarca sulla spiaggia e inizia a fare fuoco sui turisti, uccidendo Katrina e lasciando Mitch ferito a guardarla morire impotente. In seguito al trauma, il giovane dedica tutto se stesso ad addestrarsi per poter ottenere la propria vendetta, arrivando a essere contattato dalla CIA nella figura del vicedirettore Irene Kennedy (Sanaa Lathan), che lo recluta e lo affida a Stan Hurley (Michael Keaton) per inserirlo in una squadra speciale e segretissima di intervento diretto.


Dopo un inizio forte e drammatico, che richiama i tragici attentati di Sousse del 2015, American Assassin perde la propria carica drammatica man mano che ci si avvicina all’epilogo e finisce sulla scia degli action thriller americani più convenzionali e, in definitiva, banali. Il film, diretto da Michael Cuesta, è tratto dal romanzo di Vince Flynn: racconta una storia figlia dei nostri tempi, di paure enfatizzate dal sensazionalismo dei media e di una visione politica manichea molto trumpiana.


L’evoluzione dell’eroe, addestrato dal classico mentore senza scrupoli; gli stati canaglia, sempre pronti ad azioni devastanti; l’antagonista con un conto in sospeso da regolare: tutto rientra in un canone ben definito, che risulta però a tratti comico per la semplicità con cui risolve situazioni descritte in modo apocalittico. Altri film presentano questo genere di struttura, ma la cura realizzativa li ha resi prodotti di tutt’altro spessore - si pensi alla saga di Mission Impossible o Jack Reacher – in cui caratterizzazione dei personaggi e delle situazioni appena più curate hanno consentito di non scadere nell’inverosimile. Volendo fare un esempio, tralasciando dettagli importanti per la trama, non può non strappare un sorriso come una flotta militare investita dall’equivalente di uno tsunami veda alcune navi rovesciate, altre con pezzi divelti e la portaerei mantenere tranquillamente gli F35 ancorati sul ponte senza il minimo danno. Molto bello il fatto che buona parte del film sia girato a Roma, fra il centro storico e il complesso del Corviale. La caratterizzazione dei personaggi italiani risulterà probabilmente divertente da noi, mentre chi conosce un po’ meglio la Città Eterna si stupirà dei percorsi degli spostamenti e degli inseguimenti in macchina, che nel montaggio propongono ad esempio una sorta di girotondo per Monti come la strada per arrivare al Corviale. Sono peccati veniali, che salteranno all’occhio solo degli spettatori più consapevoli della topografia e del traffico della Capitale, ma che si inseriscono in un contesto generale ricco di momenti di sorprendente semplicità e stereotipizzazione. A prescindere dalla location.



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