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Gli asteroidi

29/10/2017 12:00

Marcello Perucca

Recensione Film,

Gli asteroidi

Gli asteroidi, un ritratto della provincia e dei suoi giovani disillusi

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Gli asteroidi, presentato al 70° Festival del Cinema di Locarno, è l’opera prima del regista bolognese Germano Maccioni, classe 1978, già autore del documentario Lo Stato di Eccezione. Processo per Monte Sole 62 anni dopo, sulla strage perpetrata dai nazisti durante l’occupazione; e del cortometraggio Cose naturali per il quale ha diretto Roberto Herlitzka e Angela Baraldi.


Maccioni ambienta la storia del suo primo lungometraggio nella bassa emiliana, fra campagna e capannoni industriali, balere e fabbriche abbandonate. Un mondo ormai alla deriva nel quale si muovono i giovani protagonisti del film: Pietro, Ivan, Cosmic, tutti impegnati a superare il disagio di vivere in una società nella quale stentano a riconoscersi. Ognuno di loro lo fa come può e come sa. C’è chi, come Ivan, ruba candelabri nelle chiese per conto di Ugo, un malavitoso della zona (interpretato da Pippo Del Bono); c'è chi come Pietro, si attacca quasi morbosamente a un oggetto, ricordo del padre morto tragicamente; chi, come Cosmic, guarda le stelle attendendo lo schianto dell’asteroide che dovrebbe porre fine all’umanità. Interessante è il luogo simbolo in cui si consumano molte scene del film: la stazione radioastronomica nella quale si aggirava Monica Vitti in Deserto rosso di Michelangelo Antonioni, omaggio che Maccioni fa al grande regista ferrarese.


I giovani del film sono come asteroidi: corpi fatti della stessa materia dei pianeti intorno ai quali gravitano senza però trovare una propria collocazione e rischiando, spesso, collisioni fatali. Film di passaggio dalla giovinezza all’età adulta, ciò che caratterizza l'opera di Germano Maccioni è, soprattutto, la perdita. In primis la perdita di un tessuto sociale sul quale, un tempo, si poteva contare e la cui scomparsa ha lasciato le persone nella difficoltà del vivere quotidiano e nelle proprie solitudini. In questa desolazione è scontata la perdita di punti di riferimento. La si percepisce soprattutto fra i giovani, abbandonati a se stessi, privi di prospettive; rifiutano i valori dei genitori e li vedono, al contrario, come dei falliti di cui non vorrebbero ripercorrere i passi. Nel film di Maccioni non esiste una figura di adulto positiva: i grandi hanno tutti perso la loro funzione di figure guida, non sono più in grado di insegnare e trasmettere qualcosa di buono alle giovani generazioni.


Anche se non originalissimo, lo spunto del film, nella sua semplicità, potrebbe essere interessante. Purtroppo la recitazione sopra le righe disturba parecchio. Gli attori principali (a eccezione di Pippo Del Bono, Chiara Caselli e Tatti Sanguineti, che regala il cameo di un vecchio prete) sono tutti non professionisti, reclutati nelle scuole della periferia bolognese. Il regista non è stato in grado di farli recitare in modo naturale e così la loro prova contribuisce a dare al film un che di irrisolto. Peccato, perché Gli asteroidi avrebbe potuto essere un crudo spaccato della provincia italiana al tempo della crisi, sia economica sia, soprattutto, etica e morale.


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