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Bosch - Il giardino dei sogni

02/11/2017 12:00

Miriam Gregorio

Recensione Film, Film Documentario, Film Arte,

Bosch - Il giardino dei sogni

Le delizie di Bosch arrivano al cinema

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Arriva al cinema Bosch - Il giardino dei sogni, prodotto nel 2016, 500 anni dopo la morte del pittore olandese Hieronymus Bosch (1516). La data della sua morte è una delle pochissime informazioni certe che abbiamo su di lui insieme all’eredità di alcuni enigmatici dipinti. Parla del trittico Il Giardino delle Delizie il documentario di José Luis López Linares. Il dipinto è conservato al Museo del Prado, a Madrid, dove ogni giorno migliaia di visitatori provenienti da diversi luoghi e con i più disparati background culturali lo indagano. Linares ci permette di osservarlo attraverso gli occhi di storici dell’arte, filosofi, fumettisti, musicisti, artisti di arte contemporanea, ponendoci alcune domande sull’autore. Che tipo di uomo era Hieronymus Bosch? Da dove è venuto tutto questo, tutta questa “fantasia dionisiaca”?


Una delle teorie spiega come sia stato il mercato del suo paese a ispirare all’artista la creazione di questo mondo variegato e tripartito in Il Giardino dell’Eden, Il Giardino delle Delizie, l’Inferno.


Un viaggio in tre mondi alla ricerca della Verità sull’uomo, proprio come era stato il Divino viaggio di Dante. Con la differenza che questo mondo di creature mostruose, scene triviali e semi-oscenità sembrano la creazione di un Dio (il pittore stesso). Bosch - Il giardino dei sogni ha la forma di un classico documentario, con interviste a uomini e donne di cultura, differenti per età, provenienza e ambito lavorativo, alternate a dettagli del dipinto.


Contenutisticamente, non si tratta di niente di particolarmente innovativo o entusiasmante: le nozioni che il pubblico riceve non sono molte in più rispetto a quelle che un appassionato può già avere. Sono presentati diversi studi e interpretazioni, ma il vero enigma non può essere risolto del tutto. Le vere “delizie” del documentario sono i meravigliosi dettagli dedicati ai particolari del dipinto. Particolari che Bosch ha curato con estrema minuzia e di cui probabilmente riusciamo a godere meglio al cinema piuttosto che davanti al trittico stesso, al Museo del Prado.


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