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L'ospite

27/11/2018 11:00

Marcello Perucca

Recensione Film,

L'ospite

L'opera prima di Duccio Chiarini

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Guido (Daniele Parisi) è un quarantenne ricercatore precario che, per integrare lo stipendio, fa supplenze nelle scuole. Convive con Chiara (Silvia D’Amico), anch’essa senza un lavoro stabile. Quando, durante un rapporto sessuale, il preservativo si rompe, le reazioni dei due sono opposte. Lei vorrebbe assumere la “pillola del giorno dopo”, ben intenzionata a non avere figli perché ostacolerebbero il suo desiderio di andare a lavorare in Canada per realizzarsi professionalmente; Guido invece è più propenso a considerare l’incidente come un segno del destino e sarebbe disposto ad accettare l’eventuale gravidanza che potrebbe rinsaldare il rapporto di coppia. Da questo momento Guido e Chiara entrano in crisi senza un vero motivo apparente ma, semplicemente, perché l’incidente ha evidenziato i problemi esistenziali che covavano da tempo. Una iniziale e temporanea separazione fra i due sarà il preludio a un loro progressivo allontanamento. Guido se andrà da casa iniziando una faticosa peregrinazione, ospite dei genitori o di amici che, pur mascherandole, dimostrano di vivere crisi relazionali simili.


L'ospite, opera prima di Duccio Chiarini, presentato nella sezione Festa Mobile al 36° Torino film festival – e già visto la scorsa estate al festival internazionale di Locarno – è una classica commedia del nostro tempo, nella quale intorno ai personaggi principali ruota tutta una serie di figure che riflettono in maniera quasi speculare i problemi dei protagonisti: chi, come Dario (Daniele Natali), è incapace di avere una relazione stabile e passa da una donna all’altra, convinto che l’ultima sia quella giusta; chi, come Lucia (Anna Bellato), pur incinta e apparentemente appagata dalla vita con il proprio partner, accusa un ritorno di fiamma per un vecchio amore.


Il film di Chiarini, girato con mano leggera, ricco di dialoghi ben scritti che riescono a dare un tocco di ilarità a situazione di per sé drammatiche – a tal proposito il regista ha dichiarato in una intervista di aver avuto come punto di riferimento Massimo Troisi, ma anche Woody Allen, Nanni Moretti e un gigante del cinema italiano come Mario Monicelli – è una commedia minimalista dove la recitazione sommessa è funzionale a evidenziare le psicologie dei personaggi, tutti in difficoltà nell’affrontare la propria vita e ciascuno alla ricerca di diversivi per mascherare le proprie incapacità. L'ospite, quindi, è soprattutto un film sul precariato dei sentimenti e sull’incapacità di una generazione a imporsi nel mondo, schiacciata com’è da quella precedente, quella dei padri. Tutti i personaggi descritti da Duccio Chiarini insieme a Roan Johnson, Davide Lantieri e Marco Pettenello, coautori della sceneggiatura, devono affrontare il dolore: ma è un dolore necessario perché, come dice Brunori Sas, che appare in un piccolo cameo verso la fine del film, il dolore è necessario, esattamente come la felicità. Un film “minimal”, quello del quarentenne regista toscano, ma nella accezione migliore del termine.



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