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The Midnight Man

25/05/2018 10:00

Marco Filipazzi

Recensione Film,

The Midnight Man

The Midnight Man, un futile horror sull'Uomo nero

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The Midnight Man è un film che odora di stantio sin dal momento in cui si preme il tasto «play» sul telecomando: bastano i primi cinque minuti per capire che la successiva ora e mezza non sarà altro che una smisurata diluizione delle premesse dettate dal prologo. 90 minuti incredibilmente bui e incredibilmente piatti. La svogliatezza regna sovrana su praticamente qualsiasi fronte. Il film è un remake della quasi omonima pellicola irlandese del 2013 diretta da Rob Kennedy, basata su una creepypasta (racconti horror 2.0, leggende metropolitane che fioriscono su internet e vivono del passaparola degli utenti) a sua volta ispirata a un antico rito pagano noto con il nome di Gioco di mezzanotte, nottetempo usato per punire coloro che trasgredivano le leggi della comunità. Nell’incipit iniziale tre bambini si divertono a evocare il Midnight Man del titolo, che altro non è che l’ennesima declinazione moderna dell’Uomo Nero. Inutile dire che qualcuno ci rimetterà le penne e qualcun’altro rimarrà traumatizzato a vita. A sessant’anni di distanza la nipote di uno di quei bambini ritrova il medesimo gioco e decide di fare una partita insieme a un suo amico.


Il canovaccio viene portato sul grande schermo da Travis Zariwny (regista anche del remake del 2016 di Cabin fever) senza particolare guizzo o inventiva, ma semplicemente inanellando innumerevoli jumpscare, botte di musica ad alto volume e qualche sequenza grondante sangue. Il tutto condito con una fotografia scurissima ma patinata e personaggi davvero poco riusciti. Qualsiasi concetto che abbia a che fare con le parole “tensione narrativa”, “paura” o “angoscia” – ovvero, tutti quegli aspetti fondamentali per la buona riuscita di un horror – qui non esistono, soppiantati dalla disperata ricerca di uno spavento facile che comunque non arriva mai. Al netto dell’idea iniziale del gioco horror, che avrebbe potuto essere interessante (ma che viene sfruttata malissimo), non c’è davvero nulla in The Midnight Man che non si sia già visto almeno un milione di volte.


Il solo motivo per cui vedere The Midnight Man è il poter assistere alla reunion di due icone dell’horror moderno: l’immortale interprete di Freddy Krueger Robert Englund e Lin Shaye, ovvero la paragnosta Elise Rainier della saga di Insidious. La cosa si fa ancor più curiosa se si pensa che entrambi lavorarono nel 1984 al film di Was Craven. E, forse, per trascorrere un’ora e mezza in compagnia dell’Uomo Nero, è meglio rivedere per la millesima volta quel capolavoro di Nightmare - Dal profondo della notte piuttosto che un film futile come The Midnight Man.


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