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Marlina - Omicida in Quattro Atti

14/01/2018 11:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Marlina - Omicida in Quattro Atti

La discesa agli inferi della dolce Marlina

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La sete di vendetta attraversa la delicatezza di un volto femminile, quello di Marlina, che vive in Indonesia – sull’isola di Sumba – e sta cercando di mettere da parte qualche soldo per garantire una sepoltura degna ai suoi genitori. Lavoratrice umile, ma anche un po’ sognatrice. Fino a quando la sua esistenza non viene stravolta da una visita inaspettata: Markus e la sua banda criminale vogliono toglierle guadagni, futuro, casa e speranze. Una volta fatta prigioniera, la donna sembra inizialmente assecondare la follia criminale del gruppo ma, proprio quando sembra essere assoggettata al loro volere, sfodera il lato oscuro che la dominava. E mentre medita un’amara vendetta, intraprende un viaggio alla ricerca della sua personale idea di giustizia rendendosi conto di quanto il mondo che la circonda sia interamente dominato dalla violenza.


Mouly Surya, giovane regista indonesiana al suo terzo lavoro dietro la macchina da presa, sconvolge l'immagine comune della femminilità e ribalta i luoghi comuni intorno a essa. Racconta una donna, Marlina, a cui è stata strappata la gioia di vivere e la spontaneità in un giorno qualsiasi. Altrettanto inaspettatamente la sua visione del mondo cambia e alla speranza subentra la vendetta. Una voglia di rivalsa, amara conseguenza di chi non ha più nulla da perdere ma al tempo stesso pretende dalla vita un risarcimento. E se le istituzioni non possono aiutarla, ci penserà da sola a farsi giustizia. Questa consapevolezza è accompagnata nella protagonista da una metamorfosi degna dei migliori thriller: l’ingenuità e l'innocenza di una fanciulla lasciano il posto a una donna sfrontata e cinica.


L’elemento del viaggio assume una doppia valenza: "errare" è inteso anche come sbagliare, disfarsi e ricomporsi, all’interno di questa perenne visita agli inferi. Violenza genera altra violenza, ma è impossibile capirlo quando ormai ogni forma di sensibilità emotiva è messa a tacere dal dolore. Un singolare eastern al femminile, quanto basta splatter: tanto sangue, parecchia azione e altrettanta crudezza. C'è anche una cura maniacale per le scene più scabrose in Marlina - Omicida in Quattro Atti. Ma non si tratta del solito film in cui l’action prevale sempre e comunque; al contrario, ogni ferita, ogni colpo, ogni sussulto è inserito all’interno di una precisa architettura scenica. E c’è spazio anche per qualche capovolgimento.


L’immensità dei paesaggi dell’Indonesia rurale, protagonisti anch'essi dell’intero prodotto, ricordano vagamente le ambientazioni di Rambo: anche se in quel caso il contesto geografico era differente, colori e suggestioni riportano alla mente quel cult movie fatto al tempo stesso di violenza e strategia. Nonostante tutto la fotografia mantiene sempre una certa delicatezza, una finezza che in certe sequenze abbandona persino la protagonista. Forse proprio per evidenziare la dicotomia che va a crearsi tra Marlina e il mondo circostante, brutalità e coercizione contro l'immensità della Natura. Azione sì, ma anche tanta emotività: non un semplice action, in cui ogni situazione è buona per mostrare le stragi della protagonista, ma la complessa messa in scena dei più oscuri degli istinti. La vendetta è un piatto che va servito freddo ma qui Mouly Surya ci mette dinnanzi l’intero menù della scelleratezza umana.


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