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Goon: Last of the Enforcers

29/01/2018 11:00

Alfredo De Vincenzo

Recensione Film, film-commedia, film-sportivo, goon,

Goon: Last of the Enforcers

L'hockey torna protagonista del sequel di Goon

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Il sequel di {a href='https://www.silenzioinsala.com/4792/goon/scheda-film'}Goon{/a} (2011) riprende le vicende sportive, e personali, di Doug “The thug” Glatt (Seann William Scott), giocatore di hockey per gli Halifax Highlanders, questa volta alle prese con alcuni problemi fisici e lo psicopatico figlio del proprietario della squadra. Il primo lungometraggio diretto dall’attore canadese Jay Baruchel è il sequel di un film che aveva prodotto e di cui aveva scritto la sceneggiatura, oltre a recitarvi. Figlio e attore della commedia di Ben Stiller, di Judd Apatow e del suo amico Seth Rogen, Baruchel realizza una commedia dai toni seri, che unisce comicità sboccata - forse troppo in alcuni momenti - ai drammi di un uomo alle prese con alcune scelte.


Gli enforcers nell’hockey sono dei veri e propri picchiatori il cui compito è fare i bulli per proteggere i compagni di squadra più dotati. Pur essendo una figura assai criticata nel mondo dello sport professionistico - per saperne di più si guardi il documentario Ice Guardians di Brett Harvey - gli amanti dell’hockey ne ammirano il coraggio, la devozione alla squadra ed il sacrificio. Seann William Scott sveste i panni dello sbruffone, per cui lo si era amato nei vari American Pie, e indossa quelli di un uomo che deve dividersi tra famiglia e squadra, tra un lavoro che sia più sicuro e la passione di una vita.


Goon: Last of the Enforcers è una commedia che spesso sbaglia i tempi, mettendo a nudo l’inesperienza di Jay Baruchel dietro la macchina da presa, e che non apporta grandi novità al tema; anzi utilizza lo stratagemma del “comeback”, troppo abusato nel cinema sullo sport. Se il primo capitolo, nella sua comicità, appariva piuttosto riuscito, questo secondo episodio dà l’impressione di perdere il bandolo della matassa: non è ben chiaro lo scopo del film, tra commedia demenziale e dramma sportivo. Altra nota di demerito, ma non del lavoro di Jay Baruchel questa volta, è il doppiaggio italiano: forse perchè male avvezzi all’Hockey viene tradotto sbagliato ogni termine sportivo possibile, dando ragione a chi preferisce sempre e comunque il cinema in lingua.


Eppure Goon: Last of the Enforcers si lascia vedere senza pretese. In alcuni momenti fa sorridere, specie chi ama la commedia demenziale americana, in altri mostra persino sequenze assolutamente interessanti dal punto di vista registico e di fotografia. Inoltre la presenza di Liev Schreiber, nel ruolo dell’acerrimo rivale nel primo film e del maestro/amico in questo secondo, impreziosisce di certo la scena regalando anche dei buoni momenti recitativi. A Jay Baruchel non riesce troppo a essere un enforcer: pur non mancandogli il coraggio, necessita di altra esperienza. Di certo si merita una seconda possibilità.


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