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Cinema Novo

14/03/2018 11:00

Emanuela Di Matteo

Recensione Film,

Cinema Novo

Cinema Novo, la rivoluzione cinematografica del Brasile

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Alla fine degli anni Cinquanta, mentre il cinema italiano raccontava la vita attraverso il Neorealismo, quello francese esplodeva di libertà con la Nouvelle Vague e Andrej Tarkovskij rinnovava la Settima Arte russa, in Brasile nasceva il Cinema Novo. Il bellissimo documentario di Eryk Rocha (figlio del celebre regista Glauber Rocha) racconta e documenta questo fenomeno, mescolando frammenti di cinema a interviste e documenti d'epoca. Non si tratta di un semplice movimento, ma di un pensiero: e come tutti i pensieri, non conosce il tempo ed è immortale. Il Cinema Novo brasiliano, similmente a quello francese del tempo, rifiuta i canoni classici e si riversa nelle strade, fra le persone, immergendosi nella luce – nel caso del Brasile, accecante e intensa – fra colori e musiche in presa diretta. Il Cinema Novo è politica, è rivoluzione, racconta i problemi della gente. «Quando abbiamo la necessità di parlare di qualcosa, lo facciamo col giornalismo o col cinema» racconta uno dei registi che rappresentano questi cambiamenti, Joaquim Pedro de Andrade: insieme a Nelson Rodrigues e Nelson Pereira Dos Santos, Glauber Rocha è una delle voci narranti del film. Giovani, tormentati, intellettuali, tutti diversi fra loro ma amici di bevute, questi autori condividevano l'amore per questo cinema e apprezzavano i film gli uni degli altri.


Nella cultura brasiliana più autentica non c'è separazione tra sacro e profano, tra immaginario e reale. Ce lo testimonia la letteratura del grande scrittore George Amado che, negli anni Trenta, mette in luce la realtà del Brasile, con un suo particolare stile: nel caso di Amado uno stile magico, poetico, talvolta erotico ma anche religioso e politico. Forse il Cinema Novo raccoglie dalla letteratura il testimone per creare le sue fondamenta. Nel 1964 il Brasile ha ben tre film che lo rappresentano al Festival di Cannes, due in concorso Il Dio Nero e il Diavolo Biondo e Vidas Secas; al Festival di Venezia c'è Ganga Zumba (di Carlos Diegues) e un altro ancora al Festival di Berlino. Quello fu l'anno in cui il Cinema Novo creò la sua forma e fu scoperto dai critici europei, soprattutto quelli italiani e francesi. Infatti, a quei tempi, c'erano intensi scambi e rapporti fra il Novo brasiliano e i Cahiers Du Cinéma. In Cinema Novo, con la grazia delle immagini di repertorio, i volti dei protagonisti di quegli anni e spezzoni di grande cinema, prende forma - anzi - riprende vita un periodo storico pieno di vitalità, trasudante giovinezza, idee ed ideali. Le corse dei protagonisti, che misurano il mondo coi loro passi, esprimono ribellione alla staticità e al formalismo, vanno verso il movimento, il cambiamento. Ricordano, una scena per tutte, la corsa verso la libertà di Antoine Doinel ne I 400 Colpi e ci ricordano che il mondo è uno soltanto, e le distanze più grandi non sono quelle geografiche. Le affinità, il pensiero, le idee, gli ideali, sono venti che percorrono e uniscono il mondo.



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